Ancora sulla variante al Campo boario

01 maggio 2019 / By Samuele Animali
Dopo il voto del Consiglio del 30 Aprile
San Giuseppe: il secondo tradimento di Bacci

Ieri, dopo un dibattito animato, che potete rivedere su Jesi TV, il Consiglio comunale ha approvato a maggioranza una variante al PRG che riguarda la zona di via Tessitori-via Mugnai-campo Boario e si estende fino a porta Valle. Jesi in comune ed il PD hanno espresso voto contrario. Il consigliere Giampaoletti per Jesi insieme – recentemente uscito dalla maggiornaza – e Movimento 5 stelle, con la consigliera Lancioni, si sono astenuti.

Con buona pace della politica, chi ha votato contro sarebbe semplicemente in mala fede, come pure chi ha appoggiato la raccolta di firme per la petizione pubblica che chiede la modifica della variante per quanto riguarda il Centro ambiente. Ciò in quanto, a farla breve, avrebbero raccontato bugie ai cittadini. Questa è la linea di difesa del Sindaco e della sua maggioranza, in particolare dei capi gruppo Garofoli e Filonzi, che sono intervenuti durante il dibattito.

Mettetevi comodi, che la storia richiede qualche minuto di attenzione (un grazie alle persone che mi hanno scritto e/o raccontato le varie parti; il resto si può leggere su documenti; eventuali inesattezze sono naturalmente solo colpa mia).

Poi naturalmente ascoltate anche quel che dice il Sindaco, ci mancherebbe altro. E fatevi pure una vostra idea.

Le puntate precedenti

Potete anche saltare questa parte e andare direttamente verso la fine. Ma per capire bene è meglio partire un po’ da lontano.

Negli anni 70 l’Amministrazione comunale di Jesi stabilisce di non costruire altre case popolari nell’area Tessitori-Mugnai e di fornirla invece di servizi. Tale indirizzo si concretizza con la realizzazione del Centro sociale e della Palestra Carbonari, con relativo parcheggio,  e con la concessione provvisoria delle prime aree ortive a privati lungo il corso del torrente Granita.

Una ventina di anni fa uno studio di ingegneria presenta agli amministratori di allora un’idea progettuale che prevede un intervento di riqualificazione urbanistica su un’area molto ampia a sud della città, comprendente anche il quartiere di San Giuseppe. In origine sono previste soprattutto opere di manutenzione straordinaria, senza nuove edificazioni residenziali.

I residenti del quartiere San Giuseppe, in particolare quelli in prossimità del Granita, vengono coinvolti anche tramite la Circoscrizione in una discussione riguardante l’auspicata riqualificazione urbana del quartiere. Qualche anno più tardi viene intanto realizzato il Parco del Granita.

Venuto nelle mani degli amministratori locali quello studio si trasforma gradualmente in un vero  proprio piano urbanistico, il Piano di recupero Campus boario, in variante al PRG allora vigente. Che l’area abbia bisogno di interventi di riqualificazione è sotto gli occhi di tutti. In particolare, direi, la zona di Porta Valle e quella del Campo boario.

La STU

Per coinvolgere gli investitori privati si pensa (giunta Belcecchi) di costituire una società di trasformazione urbana pubblico-privata (STU). La STU deve provvedere all’acquisizione delle aree e degli immobili, a realizzare gli interventi di riqualificazione, a commercializzare e gestire opere e strutture realizzate. Nella società dovrebbero entrare soci privati per il 60% del capitale azionario, i quali porterebbero capitale liquido. Il Comune dota la società di un modesto capitale iniziale di 120mila euro e conferisce immobili per un valore di oltre 6 milioni di euro. Alcuni di questi immobili per l’occasione vengono rivalutati con una variante al PRG che rende edificabili aree che non lo erano, come quelle di via Tessitori e lungo il Granita. In effetti il pano di recupero Campus boario viene approvato nel 2007 e l’anno successivo viene costituita la STU Campo boario.

Intanto nel 2005 i residenti, vista e apprezzata la costituzione del Parco del Granita, appoggiati dalla III Circoscrizione, presentano un’osservazione al piano di recupero in via di approvazione per chiedere di eliminare tutte le previsioni di nuove costruzioni edilizie in via Tessitori e lungo il Granita. Che effettivamente vengono eliminate proprio per la presenza del parco. L’unica costruzione mantenuta in quella zona è la la “torre” di via Tessitori, giustificata con la necessità di avere introiti per sostenere le spese per le opere pubbliche in quell’area, dove è prevista pure una ZTL. Tra le quali opere anche un parcheggio interrato di ben 200 posti, proprio sotto l’edificio che viene realizzato in forza di questo piano di recupero (che ora di posti ne prevede solo 30).

Il piano di riqualificazione come tutti sappiamo si è rivela un grave flop, un’po’ perché è faraonico, molto perché subisce tra capo e collo lo scoppio della bolla immobiliare arrivato con la crisi del 2008, un po’ anche per probabili errori previsionali e progettuali.

La torre Erap

Il conferimento alla STU del lotto edificabile di via Tessitori consente all’ERAP, in forza di una promessa di vendita, di partecipare (quale unico concorrente) al bando per l’attribuzione di un contributo di 1.950.000 euro per la costruzione di alloggi di edilizia agevolata. Nel dicembre 2010, senza tanta pubblicità, l’area viene venduta all’Erap per l’importo di circa 850mila euro.

In base al bando i lavori per la costruzione dell’edificio devono inziare entro settembre 2011. Per evitare all’Erap di perdere il finanziamento regionale il Comune proroga più volte il termine, prima avallando l’esistenza di condizioni di impedimento “imprevedibili” (la presenza di una condotta iderica nel sottosuolo, che in realtà doveva essere ben nota alle parti in causa); poi considerando come “inzio dei lavori” le opere eseguite da Multiservizi (a spese del Comune?) per eliminare la servitù di passaggio della condotta idrica.

Nel frattempo parte delle somme di cui alla legge 560/1993 “già impegnate per la costruzione di 32 alloggi di edilizia agevolata in Comune di Jesi, via Tessitori” sono state destinate dall’Erap ad altra operazione condotta a Fabriano (Deliberazione del CDA dell’Erap n. 38 del 16/5/2011). Tra l’altro non vi è traccia alcuna nemmeno del piano attuativo di tutta l’area del comparto n. 6 Granita, che è invece è richiesto dalle Norme tecniche di attuazione del Piano di recupero Campus boario.

A causa di questo ritardo nel 2014 la Regione richiede di avviare le procedure per la restituzione del contributo, ma il Comune si limita a fornire dei “chiarimenti”.

L’ultima proroga al 31 Luglio 2015, senza che inizino i lavori.

Intganto la STU ha già fallito la sua missione nel 2011, quando il bando del Comune rivolto ai privati per la  ricerca dei soci non ha avuto nessuna adesione. L’unica operazione compiuta dalla STU è duinque la vendita del lotto  ex verde agricolo sul quale vuole essere edificata la “torre Erap”. I circa 850 mila euro incassati nel 2010 sono stati impiegati dalla STU per le spese correnti del suo funzionamento. Nel 2014, dopo un ultimo maldestro tentativo della Giunta Bacci di sfruttare un finanziamento regionale (Fondo rotativo) per costruire altre case popolari nell’area ex Mattatoio, la STU viene messa  in liquidazione. Non il cantiere di via Tessitori.

Il permesso di costruire ritirato dall’Erap il 17 novembre 2015 stabilisce che la ditta ha un anno di tempo per iniziare i lavori. Nel frattempo si è costituito il Comitato Granita, che tra l’altro nel 2017 fa rilevare che i lavori non sono ancora  inziati e che non avendo richiesto proroghe l’Erap si ritrova senza permesso di costruire. Scade anche il Piano di recupero Campus boario, approvato 10 anni prima. Il Comune, per non saper né leggere né scrivere, rilascia un nuovo permesso, il secondo, nell’agosto 2017. Cittadini ed associazioni, ad anche Jesi in comune, sostengono campagne di informazione e promuovono iniziative per far valere le ragioni dei cittadini, dell’ambiente, della vivibilità del quartiere, dell’inutilità di nuovi appartamenti in quell’area. Vengono richiesti accessi agli atti, prodotte petizioni popolari, interrogazioni e interpellanze, convocate assemblee pubbliche. Nessun risulteto concreto.

Alla fine un residente promuove un ricorso al TAR, attualmente in decisione. Nel ricorso, oltre a contestare l’interpretazione data alle norme del PRG, si fa rilevare una grave incongruenza e cioè che il “lotto Erap” è posizionato su un’area che solo in parte risulta edificabile.

Con la variante al PRG adottata ieri, tra l’altro, si cambia la destinazione d’uso a questa porzione di lotto da edificare.

Oggi i lavori sembrano nuovamente sospesi.

In tutto questo tempo l’amministrazione ha fatto mostra di rapportarsi all’Erap come fosse un qualsiasi imprenditore privato. Il Sindaco ha sempre detto che non può far nulla, perché andrebbe contro il “diritto” di questo Ente regionale. Senonché l’Erap è un ente preposto a realizzare opere di interesse pubblico, lo stesso interesse pubblico che dovrebbe essere tutelato dal Comune. Anche in considerazione del mutare della situazione di fatto ed in particolare al venir meno dei progetti e delle condizioni che giustificano la realizzazione dell’immobile. E l’Erap è lo stesso ente con il quale appena insediato il Sindaco ha buttato all’aria gli accordi per riqualificare il Chiostro Sant’Agostino, come aveva promesso in campagna elettorale. Niente, nemmeno delle trattative invece per via Tessitori. C’è forse un collegamento tra le due vicende? Non è dato sapere.

Quel che è certo invece è che, a differenza di quanto prospettato anche dal Sindaco in occasione di incontri aperti alla cittadinanza, per il momento non sono previste opere di riqualificazione dell’area, ma vine realizzato solo lo spostamento del parcheggio, devastando il parco esistente e le sue attrezzature, che erano state acquistate dai cittadini, ed abbattendo abusivamente alcune alberature (nel cantiere comunale!). Si disse anche che sarebbe stata eliminata la casa colonica pericolante posta sulla sfondo di via Mugnai. Anche questo intervento è rimandato e non sono previste altre opere a breve.

Il centro ambiente

Ma perché il Piano di recupero vale solo per la Torre Erap e non per il Centro ambiente? Il Centro di raccolta e smistamento dei rifiuti, secondo il Prg e il piano di recupero, deve stare altrove. Come è logico, visto che attualmente si trova accanto ad un quartiere residenziale, un campo di calcio destinato ai bambini, due scuole, un piccolo parco pubblico (mal tenuto), i giochi di bocce per gli anziani. In verità si prova a spostarlo già parecchi anni fa. Viene individuata un’area in via Latini, vicina alla zona commerciale ed industriale (come indicato dalla normativa regionale e come si fa normalmente per i centri di raccolta differenziata); viene preparato un progetto di massima dall’architetto Calcagni, del Comune; c’è un finanziamento dall’ATO2, poi confluito per quanto se ne sa nel potenziamento del Centro attuale; vengono avviate trattive tra Jesiservizi ed il prorprietario dell’area, Progetto Jesi (all’epoca presiduta… ebbene sì, da Massimo Bacci).

Fatto sta che non se ne fa nulla (ma che ne so io di quali fossero i problemi, giusto?), e con l’avvento dei “civici” al governo della città il progetto finisce nel dimenticatoio. Sebbene da piano regolatore, l’area di via Latini sia ancora destinata al Centro ambiente.

Questo ciò per cui si è votato ieri, il punto su cui si concentra la riflessione (chiamiamola così…) del Consiglio comunale: cancellare la prospettiva di spostare il centro della raccolta differenziata, cambiando il piano regolatore e congelando la situazione attuale.

Che debba essere eliminata la previsione di nuove edificazioni nell’area interessata dal piano di recupero Campus boario è fuori discussione. Nell’attuale congiuntura un progetto del genere è irrealizzabile e totalmente privo di significato e in effetti è stato già abbandonato da molti anni. Per questa parte la variante proposta dall’amministrazione non fa che prenderne atto. Come pure è fuori discussione la necessità di avere un Centro per la raccolta differenziata e lo smistamento dei rifiuti sul terriorio comunale.

Dunque, di che cosa parliamo?

L’alternativa è semplicemente questa: programmare ora lo spostamento del Centro ambiente, rendendo possibile immediatamente a seguire la riqualificazione di quell’area; o procedere alla “sanatoria” urbanistica dell’attuale impianto, prolungandone di fatto la vita per molti anni a venire?

Alcuni dati di dettaglio per capire di che cosa stiamo parlando. Le norme tecniche in variante eliminano la capacità edificatoria di tipo residenziale che è prevista dal Piano di recupero nella zona ex Mattatoio, ma si inserisce una capacità edificatoria per l’area S5 – Centro ambiente, pari al 50% della superficie territoriale, diciamo circa 9500 mq. Questo significa che per le necessità del Centro di raccolta differenziata, se si decide come pare di lasciarlo dove sta, è possibile costruire o ricostruire dei capannoni, con investimenti di risorse piuttosto ingenti, forse paragonabili a quelli per la realizzazione di un impianto nuovo. Un “lascito” che probilmente renderà ancor più difficile il trasferimento e il cambio di destinazione, quando sarà. Perché anche la Giunta, paradossalmente, riconosce che la localizzazione attuale non è idonea, e dunque il centro ambiente andrà spostato prima o poi. Lo ha persino ribadito attraverso un emendamento alla delibera di approvazione della variante, nel quale si sottolinea che “in caso di dismissione del centro di raccolta riuti l’area dovrà essere riconvertita per usi a serizi e attrezzature collettive di livello locale e/o urbano”. Semplicemente non intende farlo questo Sindaco.

Per inciso si noti che si parla correttamente di Centro di raccolta rifiuti, definizione che abbastanza incomprensibilmente in Consiglio ha scatenato mille precisazioni da parte di assessore e dirigente del servizio, che hanno cercato in qualche modo di minimizzare se non di negare la natura dell’impianto.

Questo emendamento, ferma la sua totale vaghezza circa tempi e contenuti, nelle intenzioni dell’amministrazione dovrebbe essere la garanzia che “prima o poi” l’area verrà restituita al quartiere. In pratica una presa in giro, visto che, quando sarà, l’impegno di questa amministrazione e di questa maggioranza varrà poco più di zero, considerato che, poco ma sicuro, nel frattempo ci saranno altre elezioni e questo Sindaco non può impegnare il suo successore.

Per mettere a norma il Centro di raccolta e per realizzare il così detto centro del riciclo sono dunque  necessari nuovi edifici, magari al posto dei vecchi piuttosto fatiscenti; poi piazzali, tettoie, nuova impiantistica ecc. Le somme finora stanziate, che possono essere spese a prescindere dalla variante, servono invece solo a mantenere in funzione l’attuale impianto, che altrimenti è inefficiente se non anche fuori norma.

Per realizzare una sistemazione “di medio periodo” (meno non si può, visto che per ora si rinuncia a progettare seriamente lo spostamento) servono somme ed investimenti di un ordine di grandezza simile a quelli necessari per la delocalizzazione. Che senso ha se si riconosce che a rigor di logica l’impianto andrebbe spostato? Certo un progetto di più ampio respiro, che preveda una progettazione accurata, la ricerca di finanziamenti ad hoc e lo spostamento del Centro di raccolta dei rifiuti, richiede del tempo per concretizzarsi e non verrebbe inaugurato dall’attuale Sindaco. Sicuramente questo è uno dei suoi difetti.

Nel mentre si rende più difficile la cosa. Perché vengono fatti degli investimenti sottraendoli ad un progetto di realizzazione ex novo; ma anche perché se occorre investire potrebbe essere necessario e conveniente a questo punto cedere le aree a Jesi servizi (e il Comune avrebbe a disposizione dei soldi, magari in prossimità della prossima campagna elettorale), con necessità per una prossima amministrazione di ricomprarle, quando si decidesse finalmente di recuperare l’area e spostare i rifiuti.

Penso possa essere riconosciuto, invece, che la variante ora come ora è potrebbe essere la soluzione che permette di cogliere una posizione di maggior vantaggio nelle grandi manovre che stanno caratterizzando la questione dei rifiuti in Provincia di Ancona, tra la necessità di individuare un gestore, la prospettiva di realizzare un grosso biodigestore prorio a Jesi, e di qui l’idea di potenziare da subito Jesiservizi.E con essa la sua base operativa e magari anche il Centro per la raccolta dei rifiuti.  E infatti Jesiservizi ha già acquistato dei fabbricati direttamente dalla STU. Che senso avrebbe altrimenti?

Un’occasione perduta?

Altri aspetti della variante sarebbero da approfondire, ma non altrettanto urgenti (la sistemazione di Porta Valle e della stazione delle corriere, per esempio, che però nella variante non c’è).

Del sistema rifiuti effettivamente non possiamo sapere come sarà organizzato nel prossimo futuro, perché si tratta di decisioni che vengono prese a livello almeno provinciale. Un paio di cose però le possiamo intuire. Che l’attuale Centro di raccolta e smistamento sia inadeguato lo può capire chiunque vi sia stato almeno una volta, e dunque vanno fatti dei lavori di sistemazione. Che se dovessimo realizzarlo oggi la localizzazione sarebbe altrettanto inadeguata: il fatto che da 40 anni sia lì non vuol dire che stia bene, ma che nessuno è stato capace di spostarlo. Che fino a ieri c’era un progetto (di massima e non aggiornato) e un’area dove realizzare quel progetto, mentre i fondi no, quelli sono stati spesi. Che comunque in una cttà come Jesi almeno un centro di raccolta e smistamento dedicato alla cittadinanza ci deve essere e ci sarà per gli anni a venire. Il dubbio è, se mai, se questo centro dovrà svolgere anche altre funzioni. Aggravando l’inadeguatezza dell’attuale localizzazione.

Potenziamento del centro di raccolta dei rifiuti, con il via vai dei mezzi privati e dei camion che vengono a prelevare il materiale, e potenziamento del “quartier geneale” di Jesiservizi (cioè anche i pulmini della scuola per Jesi, Monsano e  San Marcello) significa  rinunciare a  programmare il trasferimento dell’impianto in un area più idonea in temini di accessibilità, viabilità, mitigazione dell’impatto visivo ed ambientale. In questo modo si sottraggono alla cittadinanza per molti anni ancora due ettari di proprietà comunale, aumentando il traffico delle vie limitrofe e segnando il destino di questa parte della città per molti anni ancora. La variante può essere invece l’occasione per creare i presupposti per migliorare la vivibilità del quartiere, riqualificando uno spazio pubblico che va da San Savino al Granita.

Un punto quindi è sicuro: i grandi assenti in questa decisione sono i cittadini e i bisogni del quartiere, per ciò che va oltre alla sistemazione urgente del Centro ambiente attuale, che diamo per assodata pure senza variante.

La proposta di Bacci come emersa dal Consiglio, dopo aver rifiutato il rinvio del punto all’ordine del giorno? Dialogo con i cittadini dopo aver preso la decisione (no, non è una battuta, lo ha detto davvero). D’altra parte non ne potrà fare a meno, visto che per regolamento la petizione di quasi seicento firme che è stata depositata l’altro ieri dev’essere comunque discussa.

Dunque la partita non è ancora chiusa. Pare che la raccolta di firme continuerà, l’iter perché la variante entri in vigore è ancora lungo e la palla deve passare alla Provincia. Ma prima la procedura prevede che il documento venga pubblicato e si potranno fare le osservazioni che dovranno tornare in Consiglio. In questo senso, dunque, il voto di ieri, in cui la maggioranza e il Sindaco hanno detto la loro senza aspettare, è solo il primo passo.

Il cambiamento di idea, d’altra parte, ci può stare: da un politico ci si aspetta, io credo, non che rincorra il quotidiano, ma che sappia immaginare il possibile.

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Samuele Animali