Cocci e torre

20 luglio 2017 / By Samuele Animali

L’assemblea pubblica convocata al Palazzo dei Convegni sulla torre Erap è stata usata dal Sindaco per cercare di convincere i cittadini che non c’è alcuna possibilità di fermare l’opera in questione. Provando a riservare per sé la possibilità di parlare per ultimo senza diritto di replica, è riuscito a non rispondere sulla sua responsabilità politica di Sindaco al secondo mandato, trincerandosi dietro chi lo ha preceduto.

Secondo il Sindaco l’unica possibilità è individuare dei palliativi, peraltro del tutto ipotetici (perché poi portarci la Polizia e non, per dire, un ambulatorio sanitario o gli assistenti sociali?). Ma secondo lui non si può sospendere l’edificazione della torre, perché si andrebbe incontro al “danno erariale”. Il che aggiunge domande a domande: che fine hanno fatto i soldi incassati per l’acquisto del terreno da parte dell’Erap? Come potevano essere all’oscuro della necessità di spostare la servitù di acquedotto? In che senso la restituzione di fondi non utilizzati può configurare un danno erariale? C’è un parere chiesto alla Corte dei Conti su un’ipotesi transattiva? E poi, che cosa pensa esattamente Bacci di quest’opera?

In effetti la Regione Marche (30/05/2014, non “quando c’erano le giunte precedenti”)  ha espressamente chiesto al Comune di Jesi di revocare la proroga concessa all’Erap e naturalmente di restituire il fondo di 1.950.000 euro. Se il Sindaco Bacci avesse voluto, avrebbe potuto semplicemente adeguarsi e tutto sarebbe quantomeno rimasto bloccato in attesa di tempi migliori. Invece ha insistito per procedere, affermando che l’opera rivestiva un’ “importanza strategica”.

Il problema è che siamo proprio in un altro mondo rispetto a quando quel palazzo fu pensato e progettato: c’erano la Stu e un piano di attuazione, c’era un piano che coinvolgeva tutto il quartiere rispetto al quale il palazzo era solo una pillola indigesta dentro un ambizioso disegno complessivo (il Campus Boario), il mercato edilizio era in espansione….

Coinvolgiamo il Consiglio comunale perché dia mandato al Sindaco di esplorare soluzioni alternative (recupero di immobili vuoti, edificazioni in altre aree di completamento: per Sant’Agostino è stato fatto): oggi sono saltate le condizioni che rendevano – socialmente, urbanisticamente, politicamente e forse anche giuridicamente – accettabile e possibile quell’edificazione come parte di una pianificazione e di un progetto di recupero più vasto. Progetto di cui non c’è più traccia e di cui rimangono soltanto i cocci. La torre Erap, appunto.

 

About The Author

Samuele Animali