Cronache da una mancanza di cinema… e non solo!

20 Settembre 2019 / By Luca Brecciaroli
Sono stati anni caratterizzati dalle dismissioni, intercalate da favori e regalie. Ma un’alternativa è ancora possibile anche nelle politiche culturali.
Dopo il massiccio afflusso di spettatori nel corso della prima serata, a causa del quale molte persone non sono riuscite a entrare in sala, ieri (mercoledì 18) si è tenuta la replica della proiezione del documentario Santiago, Italia di Nanni Moretti, dedicato al golpe cileno dell’11 settembre 1973.
Il documentario, davvero ben fatto, asciutto ed essenziale ma per nulla scontato né retorico, lascia molte impressioni e sensazioni, sia sulla storia passata, sia sull’attualità contingente del nostro Paese, un tempo in grado di toccare picchi di accoglienza e umanità e oggi, anche se la situazione reale è sicuramente meno fosca di come ci viene dipinta e di come venga percepita, in grande difficoltà, imbarbarito e degradato.
Tuttavia, oggetto del video a parte, una serata del genere ha dato il via a moltissime riflessioni, cosa da un lato estremamente importante in questo momento storico, ma dall’altro lato anche frustrante, scoraggiante e avvilente data la nostra situazione cittadina contingente.
Intanto un grosso grazie va all’Istituto Gramsci che ha organizzato la proiezione e l’interessante chiacchierata che ne è seguita, stimolata dalle tante suggestioni offerte dal video e dalla testimonianza di chi ha vissuto in prima persona certi avvenimenti, così lontani nel tempo e nello spazio ma in realtà vicinissimi.
Le riflessioni generali, però, hanno lasciato presto lo spazio all’amarezza di vivere in una città nella quale, per assistere alla proiezione di un film interessante, oramai da anni si è costretti a sobbarcarsi chilometri per recarsi a Senigallia o ad Ancona come minimo.
Ieri sera la gravità della situazione si è potuta toccare con mano: il documentario infatti non è un’anteprima o un’esclusiva, bensì un film anche un po’ datato, uscito nelle sale oramai da circa un anno e che molte persone avevano già visto nelle proprie abitazioni. E se una tale proiezione fa registrare due serate di tutto esaurito, con una terza in via di organizzazione, vuol dire che la situazione è grave, ma non persa del tutto.
Vuol dire che in questa malandata città, priva da anni di una pur minima politica culturale, c’è ancora una fiammella accesa.
Il cinema è solo un esempio di politiche culturali da attuare, un esempio come tanti: che dire del teatro, laddove il Moriconi è chiuso fino a data da destinarsi; che dire del fatto che non ci sia un locale dove poter assistere a un concerto; che dire del fatto che non ci siano più dibattiti in piazza con personaggi che possano stimolare riflessioni; che non esista una programmazione cinematografica al chiuso (sì, esistono anche molte sale cinematografiche comunali nel Paese) per non dire all’aperto in estate ecc. ecc. Quello che sopravvive lo fa grazie all’impegno, anche economico, di volontari e associazioni che ci provano e ce la mettono tutta.
La cultura per la nostra Amministrazione è solo fatta da un paio di eventi fissi (sempre gli stessi e senza la minima riflessione dietro) oppure di favori e regalie, e si può dire senza paura di smentita data la recentissima e assurda vicenda del Museo Stupor Mundi, del quale ci si accollano spese enormi a fronte di una restituzione alla città pari a zero. I soldi non ci sono mai per tutte le altre cose, ma stranamente escono sempre fuori per determinate operazioni.
Tutto ciò, considerato anche il fatto che altri comuni della provincia hanno fatto enormi progressi in campo culturale e sarebbe il caso di mettere in campo sinergie e collaborazioni, invece che chiusure e campanilismi, lascia davvero l’amaro in bocca, ma la speranza di ricostruire e recuperare un tessuto culturale locale che era un vero e proprio patrimonio è ancora viva.
L.B.
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