Ex ospedale: una proposta, di nuovo

04 maggio 2020 / By Samuele Animali
Pensare al futuro in tempo di crisi, tra globale e locale, tra contabilità ed immaginazione.

Dopo tanti rinvii sembra questo il momento meno appropriato per invocare e sperare nella demolizione immediata dell’ex Ospedale di Jesi, visto che la maggior parte dei lavori pubblici è al palo, a cominciare da quelli del Comune. L’Asur ovviamente è in tutt’altre faccende affaccendata e l’amministrazione comunale – visto che non è la prima volta che si affida a comunicati stampa e lettere aperte – non sembra avere grandi canali di comunicazione ed un grande ascendente sull’Ente regionale (su questo naturalmente spero di sbagliarmi alla grande).

Speriamo bene. Più che altro, però, velocizzare la demolizione per realizzare quello che dice l’Amministrazione jesina sarebbe una sciagura. Viviamo letteralmente in un altro mondo rispetto a quando sono stati approvati i primi progetti. La crisi del 2008 e il Covid hanno mutato completamente le prospettive. Se già in passato si poteva dubitare dell’opportunità di realizzare “parcheggi, attività commerciali e residenziali, e locali per il terziario”, proporre una cosa del genere in un momento come questo sembra una freddura. Se l’abbattimento può senz’altro procedere, la fretta nella ricostruzione sarebbe la cosa peggiore.

La strada intrapresa dall’amministrazione di concerto con l’Asur è essenzialmente quella che porta dritta dritta all’ennesima privatizzazione di un bene pubblico. Che ha avuto origine per la più parte e fino ad anni relativamente recenti, anche questo è bene ricordarlo, dalle donazioni fatte per le opere di carità e dai beni delle Confraternite (quella di Santa Lucia, in particolare).

Vero è invece che la demolizione dell’ex ospedale rappresenterebbe una grande opportunità per la città. Da diverso tempo ormai c’è chi propone, anche Jesi in comune tra questi, di trasformare l’isolato compreso tra il viale e il corso per esempio in un campus scolastico dotato di  spazi sportivi e di servizi  per lo studio, per la creatività e per incontrarsi,  sia all’aperto che al chiuso; a supporto delle molte scuole situate nei paraggi e dell’Istituto scolastico che potrebbe trovare casa nella parte storica dell’ex Fatebenefratelli, che potrebbe essere opportunamente ristrutturata dall’amministrazione provinciale, che attualmente paga salati canoni di locazione. L’area potrebbe essere completata da un parcheggio, da una fermata per il trasporto extraurbano degna di questo nome e naturalmente da esercizi commerciali.

La parte residenziale potrebbe consistere in residenze pensate e studiate specificamente per anziani parzialmente autosufficienti (con abbattimento di barriere architettoniche, servizi in comune, assistenza socio-sanitaria ecc.), sviluppando una vocazione storica dell’area, profittando della centralità della stessa  (che evita l’isolamento e mantiene queste persone al centro della vita pubblica) e rispondendo ad un’esigenza che nella nostra città non ha trovato sino ad oggi una risposta dignitosa. Infine, se vi sono ancora spazi, si potrebbe pensare di trasferirvi servizi comunali attualmente in posizione piuttosto scomoda per l’affluenza di pubblico, come per esempio la sede dei vigili urbani  o anche dell’anagrafe.

Potrebbe essere infine l’occasione per ripensare la viabilità di quella parte della città sia per quanto riguarda il traffico automobilistico, sia per quanto riguarda la pista ciclabile di viale della Vittoria che era prevista nel piano regolatore ma nessuno ha avuto il coraggio di impostare (ed anzi alcune decisioni recenti sono andate in senso opposto).

Quello che non abbiamo pensato e fatto negli anni scorsi per virtù, dovremmo farlo ora per necessità. Questo virus maledetto, se per un verso ci presenta il conto di tanti errori, potrebbe pure indicarci la strada in economia (aiutandoci a superare le aberrazioni del liberismo), nella protezione dell’ambiente (facendoci capire che la natura va rispettata), nelle politiche sociali e nella sanità (costringendoci a recuperare la centralità delle tutele apprestate a salvaguardia della salute e della dignità della persona). Nella scuola, e per questo pensiamo al campus,  si tratta di ampliare gli spazi e renderli più consoni alla didattica e alla socialità, riorganizzare la presenza degli studenti durante tutto l’arco della giornata e la connessione con le mura domestiche e le famiglie con dorsali tecnologiche adeguate. Ma anche, ebbene sì, di ridurre la numerosità delle classi e aumentare il personale, anche per i nidi, l’infanzia e la primaria, dopo che per tanti anni si è mirato non senza qualche buona ragione a sviluppare l’efficienza e l’ “attenzione al prodotto”.

Si tratta anche di ripensare la forma e la vita delle città, redistribuendo gli spazi, aprendo piazze e vie pedonali, promuovendo una mobilità sostenibile e degli orari articolati in maniera tale da evitare affollamento, ressa, caos. E’ il momento di ricostruire e di immaginare.

“Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose” (Albert Einstein)

 

Demolizione vecchio ospedale di Jesi, il Comune alza la voce

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