Guai a chiedere chiarimenti sulle cose concrete. La seconda seduta del Consiglio comunale.

07 marzo 2020 / By Samuele Animali
Report del Consiglio comunale di Febbraio 2020

Su iniziativa di Jesi in comune – laboratorio sinistra è stata data riposta a 4 tra interpellanze e interrogazioni.

La prima sui contributi per attività culturali e turistiche, considerato che è stato previsto un bando (che prima non c’era), ma non viene nominata una commissione per valutare le domande e vengono concessi altri contributi fuori sacco. Ma per l’amministrazione va bene così.

La seconda riguarda le prospettive dell’area ex Sadam, ora che la proprietà è in concordato e sembra sia sul punto di fallire. I progetti su cui l’amministrazione aveva tanto puntato purtroppo sono tramontati ad uno ad uno ed ora anche la prospettiva di impiantarvi il biodigestore (una decisione dell’amministrazione per nulla condivisa col Consiglio quanto alla localizzazione) pare di difficile realizzazione, visto che l’ANAC ha bocciato gli orientamenti che Jesi avrebbe voluto imporre ad ATA, in particolare in ordine al modello di gestione. Staremo a vedere, la risposta all’interrogazione ha confermato che non esiste un “piano B”.

Terza interrogazione per far notare che sulle “certificazioni” anagrafiche rilasciate via pec e in formato elettronico non può essere richiesto il bollo – perché in realtà sono dei duplicati elettronici e non c’è alcuna attività di certificazione – e non dovrebbero essere richiesti i diritti di segreteria, perché la necessità di versare l’importo in moneta vanifica il rilascio telematico. D’altra parte trattandosi di somme irrisorie è del tutto illogico e antieconomico provvedere alla riscossione. Per quanto si è potuto capire l’assessore, e per lui gli uffici, non hanno ben inquadrato la questione del bollo non dovuto sul duplicato, mentre sono d’accordo nel merito sui diritti di segreteria… ma per il momento si continuerà a fare come se nulla fosse in attesa del nuovo bilancio.

Un po’ più delicata si è rivelata la quarta ed ultima interpellanza, che riguarda due determine con le quali sono state messi a gara rispettivamente l’incarico di verificare la stabilità strutturale del ponte San Carlo e il progetto del ponte. Entrambe le attività sono state affidate di fatto allo stesso tecnico (superando il principio di rotazione), tecnico peraltro estremamente qualificato e sia pure come referente di due diverse ditte. Questo è stato possibile anche grazie ad alcune scelte procedurali che dirigente ed assessore hanno giustificato facendo riferimento ad interpretazioni della normativa che a chi scrive sembrano, in alcuni passaggi, piuttosto forzate. Questo il merito. Su questo atto di iniziativa del consigliere si è innescata una dura polemica. In un comunicato stampa “preventivo” a firma dell’Amministrazione comunale si è parlato di “gravissime allusioni”, di “bieche convenienze politiche” (!), di ignoranza professionale e in sostanza del fatto che non si dovrebbero gettare “ombre e dubbi” su un’amministrazione che “si sta facendo in quattro” per trovare risorse (in realtà a suo tempo abbiamo assistito in diretta alla scena in cui, a fronte dell’offerta della Regione di cofinanziare l’opera, il Sindaco è caduto letteralmente dalle nuvole, ma lasciamo stare). In Consiglio comunale il Sindaco ha ritenuto di rincarare la dose – peraltro in modo del tutto irrituale poiché non è prevista discussione sulle interpellanze – parlando di “contraddizioni”, di “pesanti affermazioni” fatte dal consigliere comunale, di “lacune importanti” (senza peraltro specificare in che cosa consisterebbero queste affermazioni o queste lacune), e in sostanza affermando che è “assolutamente inaccettabile” che si chiedano chiarimenti. Excusatio non petita, accusatio manifesta. La coda di paglia, e non è la prima volta, smaschera l’irritazione di chi si sente punto nel vivo da una semplice richiesta di chiarimento e non tollera di essere contraddetto. Tanto che ogni volta che vengono evidenziati degli atti politicamente censurabili (non necessariamente anche da un punto di vista giudiziario, non siamo in un tribunale), perché non abbastanza trasparenti, o perché frutto di interpretazioni discutibili, o – non è questo il caso – che magari coinvolgono interessi vicini a questa amministrazione, ogni volta si diceva irrompe nel dibattito  l’irresistibile tendenza a pretendere di zittire chi osa contraddire. Questo avviene con la massima veemenza e anche con un certo sprezzo dei modi propri non dico delle istituzioni, ma finanche della media cortesia che si usa tra persone civili.

La stessa cosa succede quando molto più banalmente se ci si permette di fare dell’ironia nei confronti dei molti che si lasciano prendere dalla convinzione di aver ragione a prescindere. Non succede soltanto al Sindaco. Chi legge avrà forse notato come Jesi in comune sia stata pesantemente colpita dagli strali della maggioranza per aver espresso subito dopo il Consiglio quello che era chiaro anche prima, ma non c’è stato modo di dichiarare espressamente, e cioè la propria contrarietà a concedere la cittadinanza onoraria al colonnello Di Caprio, meglio conosciuto come capitano Ultimo, anche per uno sceneggiato trasmesso su canale 5 e interpretato dal bel Raoul Bova. Una scelta che a nostro credere sarebbe tra l’altro contraddittoria rispetto a quanto fatto in precedenza, durante questa stesa consiliatura, quando la stessa onorificenza è stata concessa al PM Di Matteo, che non ha mai avuto parole tenere nei confronti del militare noto per aver arrestato Totò Riina. Sarà invece senz’altro condivisa l’altra cittadinanza benemerita, rinviata durante lo stesso consiglio e volta ad onorare i ragazzi  trucidati a Montecappone dai fascisti nel 1944.

Piena condivisione senza apparenti riserve anche sull’odg presentato da Jic-Ls per impegnare il comune di Jesi a attivarsi per la sua parte nel chiedere il rilascio di Geoge Zackiy ed evitare un altro caso Regeni.

L’operazione più rilevante tra gli atti presentati in occasione di questo Consiglio comunale è l’acquisto di due immobili di proprietà di Ubi banca (o meglio della sua controllata Ubiss), destinati rispettivamente ad ospitare gli archivi (in via Guerri) e le due squadre di operai del Comune (in via Acquaticcio, in un capannone già oggi affittato al Comune). Si tratta di un’operazione del valore di circa 1,8 milioni di euro, che vengono stornati da mutui precedentemente destinati a manutenzioni delle strade e asfaltature, che  dovranno invece essere finanziate con la vendita di alcuni beni da progetto Jesi. Considerato l’esito dei tentativi di vendita più recenti probabilmente la cosa andrà per le lunghe.

L’altro dubbio su tutta l’operazione riguarda la scelta di acquistare dei beni privati, anziché utilizzare le risorse stornate dalle asfaltature per recuperare il patrimonio comunale. Questa seconda soluzione avrebbe ovviamente il vantaggio di utilizzare queste risorse per recuperare alla collettività degli asset pubblici. La risposta è stata che tutti i beni in possesso del Comune non sono idonei (nemmeno previa ristrutturazione?  Si accennava a San Martino, Politi, ex Ospedale ma ce ne saranno sicuramente degli altri). Certamente la soluzione scelta di acquistare dal privato ha il pregio di essere più veloce, ma “condanna” ad ulteriore degrado gli immobili invenduti o allo stato probabilmente invendibili.

Il programma biennale degli acquisti di beni e servizi è stato integrato con due ulteriori progetti. Il primo riguarda la realizzazione della mostra “Raffaello e Colocci”, in parte finanziata con fondi statali e privati. Dovrebbe trattarsi di un’iniziativa di respiro nazionale, che valorizza una figura importante dal punto di vista storico, quella di Angelo Colocci, probabilmente ancora poco conosciuta in città. Pare un buon investimento dal punto di vista culturale e turistico, anche se è prevista una spesa che rimane a carico del Comune (54.800 euro, salvo sponsor che dovessero aggiungersi strada facendo). L’altro progetto denominato Adrilink invece ci lascia un po’ più perplessi: Sebbene abbia un respiro internazionale e sia finanziato per intero con fondi europei (a rendicontazione, il Comune deve comunque anticipare la propria parte) . E’ vero che a caval donato non si guarda in bocca, ma le azioni previste sembrano piuttosto inconsistenti, almeno per come sono state spiegate in Consiglio. Speriamo che la cosa maturi con il tempo.

Per l’approvazione delle osservazioni pervenute sono passate nuovamente in Consiglio, infine, le varianti relative alla revisione dell’assetto urbanistico dell’ambito “TT1.2 ospedale – via togliatti” e quella relativa all’aggiornamento delle norme tecniche di attuazione. Sulla prima in particolare avevamo espresso dei dubbi in occasione di un precedente passaggio consiliare, in quanto tra le altre cose sembra ridurre lo spazio destinato a verde privilegiando in ultima analisi l’edilizia privata. La seconda ha invece un contenuto più tecnico, il recepimento delle modifiche apportate dal nuovo regolamento edilizio tipo, e ci siamo limitati a chiedere conferma che questa correzione non comporta variazioni per quanto riguarda le volumetrie ammesse.

Qui il video: https://webtv.comune.jesi.an.it/live36-Consiglio-Comunale.html

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Samuele Animali

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