Immobili pubblici di nuovo all’asta, a prezzi ridotti

30 agosto 2020 / By Samuele Animali
..e qualche idea da mettere in circolazione, perché non si può parlare sempre di statue

E’ di questi giorni la notizia che per la seconda volta è andato deserto un bando d’asta per la vendita di una serie di immobili di proprietà del Comune di Jesi (abitazioni ed ex scuole, locali commerciali, fabbricati e terreni). Ora verrà nuovamente abbassata la base d’asta, e speriamo sinceramente che basti ad invogliare i compratori.

https://www.centropagina.it/jesi/jesi-immobili-pubblici-asta-comune/

Liquidare il patrimonio pubblico che non si riesce ad usare non è, in sé,  un male. Può servire per liberare risorse per altri scopi. Vero è che, proprio di recente, il Comune ha acceso dei mutui per acquistare altri beni immobili da privati. Certamente le caratteristiche erano differenti, in questi casi dovremmo guardare piuttosto a quei beni pubblici di fatto “invendibili” il cui recupero avrebbe anche il valore di un intervento urbanistico rilevante (pensiamo per esempio al complesso San Martino).

https://www.centropagina.it/jesi/comune-acquista-nuovi-immobili-2-milioni-euro/

L’importante è avere coerenza e prospettiva. Cioè governare avendo ben chiara la direzione in cui si vuol andare. Per fare una riflessione minimamente interessante conviene ripartire da Progetto Jesi.

https://www.centropagina.it/jesi/chiusura-esperienza-progettojesi-liquidazione/

Progetto Jesi non è stata inventata dall’attuale amministrazione, anche se l’attuale Sindaco era stato coinvolto prima di spodestare dagli scranni di Piazza Indipendenza proprio chi l’aveva scelto. Progetto Jesi ha venduto i pezzi migliori del patrimonio immobiliare “non strategico” del Comune – e in questo modo ha reso un buon servizio alla collettività in quanto quella era la missione assegnata – ma ora rimane da vendere, o svendere, ciò che è meno appetibile.

Certamente la congiuntura non aiuta. Alla fase evidente di arretramento economico di un territorio nel suo complesso si aggiunge un’altrettanto evidente incertezza di prospettive. Per cui, a nostro credere, bisognerebbe contrastare questa tendenza attraverso dei progetti pubblici che siano espressione di un orientamento chiaro, o di una serie di orientamenti coerenti, di un’idea di città che posa incrociarsi con le esigenze di operatori economici, lavoratori, cittadini.

Come già detto altre volte, noi si collaborerebbe volentieri a vagliare queste idee: solo un apparato tecnico com’è quello dell’amministrazione le può sviluppare compiutamente. Ma non è semplice farsi ascoltare.

Alcune di questi orientamenti da esplicitare sono più evidenti ed importanti di altri. Pensiamo per esempio all’ex ospedale. Si insiste tanto e giustamente per la sua demolizione, ma il successivo recupero dell’area è ancorato su un progetto ASUR che risale al 2005. Un’era geologica fa, se si pensa a quel che è successo nel frattempo, dalla crisi del 2008 in avanti.

https://www.jesiincomune.it/ex-ospedale-una-proposta-di-nuovo/

Il Campus boario, anche giustamente, è stato azzerato, ma non è stato sostituito da nulla. Si sarebbe potuto almeno pensare ad un capolinea delle “corriere” che sia degno di questo nome. Si doveva dare una ripulita da un punto di vista urbanistico quantomeno alla zona nei paraggi del campo della Junior jesina e della scuola Federico II. Il centro ambiente, anziché essere trasferito nella zona industriale, è stato lasciato e “potenziato” lì dove si trova ora, cioè in una zona popolare e residenziale. Sono scelte che potevano rendere la città più attrattiva, come tutti dicono di volere, e invece rimangono occasioni perdute.

https://www.jesiincomune.it/la-variante-al-campo-boario/

Quegli interventi che ci sono calano dall’alto senza entrare a far parte di una strategia visibile. Per esempio per il Verziere: visto che si ha intenzione di costruire una scuola all’ex Crt (quando?), un ripensamento di quell’area potrebbe essere anche una strumento per dare maggior sicurezza e decoro al quartiere ma anche per decongestionare, in parte, l’asse sud.

https://www.anconatoday.it/politica/jesi-in-comune-parco-verziere-crt.html

O anche interventi più limitati, come  in via Cartiere vecchie: visto che si è data l’autorizzazione di costruire un nuovo grande distributore, avremmo provato a ridisegnare quella zona che ha diversi problemi da un punto di vista urbanistico, non solo di fluidità del traffico.

https://www.qdmnotizie.it/jesi-via-cartiere-vecchie-marciapiedi-cercasi/

Tranne il rinnovamento di Piazza Colocci, che è stato portato a termine con grande fatica e ritardo, il recupero del centro storico è al palo (Sant’Agostino, Carcerette…) e lo si vede dalla sostanziale desertificazione che lo caratterizza al di fuori delle ore e delle zone dedicate all’ “ape” ed alla “birretta” del venerdì e del sabato. E’ ora di tornare a puntare anche su altre tipologie di operatori economici e sulla residenzialità. E anche la ricettività langue. Non fosse per il boom dei b&b, infatti, si deve soprattutto registrare che la struttura più importante, cioè il Federico II, non riapre e lo stesso ostello è stato smantellato ormai da tempo.

https://www.cronachemarche.it/crisi-da-covid-50-posti-a-rischio-allhotel-federico-ii-di-jesi/

Per inciso: la vicenda di villa Borgognoni è emblematica di questa mancanza di prospettiva. Era la sede di una struttura ricettiva pubblica e di associazioni che proponevano molte iniziative durante l’anno, alle quali la cittadinanza dava sempre grande adesione. E’ stato tutto chiuso e si è speso per riadattarlo ad uffici, per trasferirci (dopo molti mesi e temporaneamente, ma non si sa per quanto) l’amministrazione dell’ASP. ASP che ha rifiutato palazzo Carotti perché scomodo, sebbene fosse già ristrutturato ad uffici come ex Tribunale. Ora il cerchio si chiude, visto che il Comune ha insistito ed ottenuto – avendo tirato la corda fino all’ultimo – che a Palazzo Carotti vengano spedite le scuole, sempre provvisoriamente e previ lavori di trasformazione … da uffici ad aule. Negando naturalmente che Palazzo Carotti sia scomodo per la scuola come lo era per l’ASP. Scuola che al limite avrebbe trovato una sistemazione molto più comoda, dignitosa e funzionale a villa Borgognoni. E così il cerchio si chiude.

https://www.jesiincomune.it/le-proposte-di-jesi-comune-occasione-del-consiglio-comunale-di-ottobre/

https://www.cronacheancona.it/2020/06/11/primaria-martiri-della-liberta-la-scuola-non-e-fatta-solo-di-muri-e-banchi/244811/

https://www.centropagina.it/jesi/scuole-lavagne-24-mila-euro-scuola-martiri-liberta-ex-tribunale-jesi/

Tra i beni in vendita c’è “la metà” di villa Federici. Si tratta dell’edificio che crea l’assurda strettoia tra il viale e il ponte di Monte Tabor (ma la villa è arrivata prima….). Si fecero i salti mortali per espropriare (era un’amministrazione diversa) ed ora si rimette tutto in vendita. Chi volete che compri mezzo edificio se non il proprietario dell’altra metà? Speriamo che almeno sia interessato e non tiri troppo sul prezzo.

Poi casa colonica e terreni in via Minonna. Vi ricordate di Arca felice, no?! Lo spezzatino dell’Azienda comunale doveva essere l’asse di briscola, almeno dal punto di vista finanziario (altrimenti sarebbe stato preferibile far sopravvivere un’azienda dalle caratteristiche interessanti, magari in mani private…). E in effetti a seguito dello spezzatino quanto c’era di più appetibile è stato incamerato dai privati. Rimangono la sede aziendale e i terreni dove stavano stalle ed animali. Già: l’Azienda vera e propria, quella che era stata smantellata per far cassa, è rimasta invenduta. Soprattutto sappiate che quando a Jesi si parla di sostenibilità, cibi biologici, km zero… tutto questo c’era già e quell’azienda ancora all’asta a distanza di anni era una realtà che serviva da traino per tutta una filiera (gas, consumo responsabile, educazione alimentare ed ambientali, cibo biologico..). Dava un po’ fastidio, questo sì, perché con Arca felice tra i piedi non si sarebbero potuti vendere i terreni comunali che aveva in affitto. Perdeva del denaro, anche questo è vero, ma nemmeno si è provato a rendere più efficiente l’amministrazione e non si è tenuto conto di tutto ciò che non poteva essere contabilizzato. Che peraltro è quello di cui piace tanto “parlare” (soprattutto parlare) di questi tempi che la sosteniblità, il bio, il “verde” vanno tanto di moda.

https://www.centropagina.it/attualita/biodistretto-valorizzazione-prodotti-biologici-vallesina/

https://www.jesiincomune.it/un-comune-piu-sostenibile-bella-idea/

Ci fermiamo qui. Non senza evidenziare che il piano delle alienazioni, anche quando è velleitario, serve a far quadrare i bilanci. Ma se poi gli immobili non si vendono vengono a mancare le risorse previste per i lavori pubblici. Non si vendono perché non hanno mercato ai prezzi inseriti, come in questo caso. O perché nel piano vengono inseriti beni che sono in vendita solo sulla carta dei bilanci, come l’ufficio anagrafe o la sede del Comune. Molte proposte sono naturalmente destinate  a rimanere al palo semplicemente perché “non sono nel programma di mandato” o perché ancora andiamo dietro alla narrazione secondo cui “mancano i soldi”. Quando in realtà non solo i buoni progetti sono spesso e volentieri finanziati da Enti diversi a tutti i livelli, ma nel solo 2019, prima del Covid dunque, il debito del Comune di Jesi è aumentato di sette milioni. Soldi ne girano, ma il dibattito pubblico ha altre “urgenze”, come i monumenti da spostare o da costruire o, ben che vada, la riproposizione monotona dell’annuncio dei  tre o quattro progetti segnati in rosso sull’agenda amministrativa attuale.

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Samuele Animali

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