La città dei monumenti erranti: il Consiglio comunale di novembre

02 dicembre 2020 / By Samuele Animali
Report del Consiglio comunale del 30 Novembre 2020

Il disegno è di Danila Marasca, per gentile concessione dell’autrice

 

Debutta il question time

Con il question time i cittadini possono direttamente rivolgere domande all’amministrazione. Conformemente ad una tendenza molto in auge, il leader si rapporta direttamente alle persone, bypassando il ruolo dei corpi intermedi, di riformulare le istanze dei cittadini e trasformarle in politiche coerenti. Questa coerenza si va sempre più perdendo, sostituita da risposte puntuali a interessi puntuali.

La “rappresentazione” pubblica di una disponibilità necessariamente episodica non risolve l’atavica tendenza alla reticenza delle amministrazioni. Bisogna rispondere sempre, anche – ma non soltanto – a favore di telecamera. Sul punto abbiamo ascoltato sempre molte lamentele. Ora che il difensore civico non c’è praticamente più e l’Urp è stato smantellato la delusione, quando non anche la rabbia, di chi si sente inascoltato è più che giustificata. Un question time è interessante, ma maschera il problema della partecipazione senza contribuire più di tanto a risolverlo.

Una raffica di interrogazioni

Dalle risposte abbiamo avuto diverse indicazioni. Prima gli atti di Jesi in comune.
1. Diversamente da quanto era stato annunciato, l’edificio ex ASL di via Gallodoro per ora non cambierà di destinazione d’uso (scuola? sede dei vigili urbani?). Per un altro paio di anni almeno. Nel 2022 ci sono le elezioni.

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2. Il premio Rosa Papa Tamburi non è stato smantellato, anche se dal 2013 non sono stati fatti nuovi acquisti; i più recenti hanno riguardato artisti locali. Il sito internet è rimasto al 2004 (!), ora che l’abbiamo fatto notare verrà aggiornato. Forse, sarebbe una bella cosa, uno degli appartamenti che costituiva il fondo di dotazione del premio potrebbe essere utilizzato per invitare artisti “residenti”.

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3. La centralina di controllo ambientale usata durante il periodo in cui il traffico è stato deviato dalla superstrada a via Gallodoro è stata smantellata, ma i dati delle altre centraline continuano ad essere pubblicati; però in passato erano in evidenza, ora sono difficili da ritrovare.

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4. I lavori alle carcerette stanno per essere (finalmente) completati, da sette anni a questa parte il fine lavori è già stato annunciato e rinviato diverse volte. Il Comune accusa apertamente l’Erap, che da ultimo ha chiesto una perizia di variante suppletiva. Da qui il rifinanziamento in extremis dei lavori. Ma l’Erap non era quello con cui non si poteva trattare per l’obbrobrio di via Tessitori? Il Comune è succube? O cos’altro?

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5. Il Sindaco ha smentito che la faccenda del salvo conguaglio possa portare al dissesto delle casse comunali, come invece era apparso sui giornali. Un errore dell’articolista, dice. Si tratta di una serie di cause giudiziarie annose e invariabilmente perse là dove non si è riusciti ad arrivare ad una transazione. Ma secondo l’avvocato difensore del Comune (peraltro ottimo e stimato professionista) è opportuno proseguire in tutti i gradi di impugnazione.

https://www.ilrestodelcarlino.it/ancona/cronaca/i-giudici-112-famiglie-da-risarcire-1.5594329

6. E’ stato costruito un pergolato su una terrazza privata sovrastante Porta Mazzini. A parte la posizione del privato, che è cosa che non interessa più di tanto (ci penseranno gli uffici competenti a controllare), il problema è che il manufatto è ben visibile dalla strada ed altera uno scorcio abbastanza caratteristico. Ma la cosa non poteva essere evitata? Bisognerà prendere qualche provvedimento almeno per evitare che fatti del genere abbiano a ripetersi altrove.

Le altre interrogazioni d’iniziativa dei consiglieri comunali

A seguito di un’interrogazione del consigliere Binci si è tornato a parlare per l’ennesima volta del Piano del traffico (PUMS). Che è ancora custodito in un cassetto per dubbi e controlli che continuano ad essere effettuati. Si tratta di un lavoro complesso, va bene, ma il varo del piano darebbe maggiore coerenza ai lavori pubblici ed è stato in questi anni ripetutamente annunciato e regolarmente rimandato.

Un’interrogazione (consigliere Catani) riguardava la situazione dei percettori del reddito di cittadinanza impiegati dall’amministrazione tramite Asp 9. In linea di massima la cosa riscuote il consenso di tutti, compresi, crediamo, i diretti interessati che nella maggior parte dei casi non hanno scelto né hanno voglia di stare con le mani in mano. C’è poco da rallegrarsi, però, perché si tratta di forme di lavoro spurie, caratterizzate da trattamenti diversi per persone che svolgono mansioni simili.

Infine pare che il sottopasso di via Marconi verrà finalmente ripulito. Ci voleva un’interrogazione (Binci).

Comunicazioni del Sindaco, (ri-)costituzione del gruppo misto, agevolazioni ai veicoli elettrici.

Il Sindaco ha fornito i dati sul Covid. Con la prima ondata Jesi è rimasta privata dei servizi sanitari essenziali, perché il Carlo Urbani è stato trasformato in Covid hospital. Bene fare di tutto per evitare che succeda ancora.

Dalla casa di riposo continuano ad arrivare notizie col contagocce e tutte preoccupanti. Non è stato mai troppo chiaro, per esempio, se vi siano stati sempre a disposizione i DPI e se le precauzioni fossero adeguate. La “fortuna” (così letteralmente qualche mese fa) che ci ha lasciato indenni nei mesi scorsi, oggi chiede il conto con gli interessi. Ora verranno effettuati i tamponi: molto meglio di niente, ma un po’ tardi. Tutta la solidarietà della città va agli ospiti della struttura ed ai loro parenti.

Il Sindaco ha criticato aspramente il consigliere Giampaoletti perché, dopo essere uscito dalla maggioranza e aver ri-fondato un gruppo consiliare leghista, ora si è spostato nel gruppo misto: il Consiglio comunale non è una parta girevole o un club, dice. Verrebbe da rispondere: e allora il vincolo di mandato? Quello che ha imposto ai suoi adepti, quello fa onore al Consiglio?

Una mozione dei 5 stelle chiedeva di allargare l’ingresso alla ztl ai veicoli elettrici. Approvata senza se e senza ma. Qualche dubbio circa i parcheggi che non sono contemplati: inutile entrare se poi non puoi fermarti.

Il bilancio consolidato, variazioni di bilancio, variante Rfi

In occasione dell’approvazione del bilancio consolidato qualche consigliere di maggioranza fa riferimento alle difficoltà derivanti dal Covid, apparentemente senza tener conto che parliamo del bilancio 2019 (o pensando che altri non se ne accorgano). Ci sono delle perdite evidenziate dal conto economico e il consistente aumento dell’indebitamento (già nel 2019) è un fatto innegabile. Si tratta di valutare se gli investimenti effettuati abbiano rispettato le priorità della città. Per esempio il centro ambiente: debito per debito, non valeva la pena di trasferirlo?

Le variazioni di bilancio riguardano soprattutto adeguamenti concernenti la pandemia (maggiori spese e finanziamenti aggiuntivi).

E’ stata approvata una variante urbanistica che permette ad RFI di eliminare gli attuali giardinetti della stazione per trasferirci il capolinea degli autobus. Sarebbe stato il caso di prevedere una compensazione in termini di verde pubblico, anche per fornire un po’ di ristoro all’aperto ai passeggeri. Per il momento è previsto solo un piazzale. Fa tutto RFI e naturalmente si limita alla stazione; ma il piano comprende anche il sottopassaggio pedonale che collega viale Trieste al Commissariato. Le questioni cittadine più importanti in zona, ma non oggetto della delibera o di altri provvedimenti a breve, sono la sistemazione del parcheggio scambiatore, la costruzione della stazione degli autobus extraurbani e anche il collegamento tra le stazioni bus/treno.

Si chiama consulta per le donne, è una commissione pari opportunità (venuta non tanto bene)

Il Consiglio comunale di Jesi (la sua maggioranza) ha approvato una Consulta per le donne molto diversa da quella che era stata prefigurata dal gruppo di lavoro del “Coordinamento donne”, di concerto con l’ Assessora alle pari opportunità. Arrivati al dunque le consigliere di minoranza e le associazioni femministe sono state lasciate alla porta (non solo simbolicamente). Non avremo un organismo “delle donne” autonomo rispetto all’amministrazione comunale di turno, come si auspicava e come si vede in altri Comuni, ma una Commissione pari opportunità chiamata Consulta per le donne e tutta declinata al maschile, anche nell’atto che la istituisce, perché la grammatica di genere è considerata un capriccio irritante. Per non parlare degli interventi di chi l’atto l’ha votato: le parti più articolate erano un atto di accusa contro il femminismo, stendiamo un velo sul resto. Tocca convenire con l’Assessora, la sintesi si è rivelata impossibile. Ma se deve consistere in un arretramento rispetto a conquiste già consolidate allora meglio il conflitto.

Referendum + pratica spostamento fontana

La delibera con cui si accetta l’eredità Morosetti era evidentemente era già pronta quando si è votato il referendum: viene da chiedersi che discutiamo a fare se la maggioranza ha fatto della fedeltà un dogma e le decisioni vengono prese fuori e prima del Consiglio comunale dove passano per atifica. Al di là dei dibattiti il motivo per cui l’amministrazione è così determinata pare evidente: per le tante cose che erano state messe nei programmi e l’amministrazione non è riuscita a realizzare questo legato è l’asso di briscola. Ma lo spostamento della fontana genera un effetto domino, intacca delle progettualità già pronte o già attuate senza sostituirle con un’idea coerente di città. E c’è già c’è un’altra statua da spostare. Ma andiamo per ordine.

Con il testamento Morosetti siamo di fronte al desiderio di un uomo generoso, ma che attiene ancora alla sua sfera individuale. Il nesso tra autonomia del cittadino e autonomia dell’amministrazione sta nel consenso (Fiordelmondo). A fronte di ciò il Sindaco ha messo subito le mani avanti, formulando una pregiudiziale che si rivelerà poi l’ancoraggio del voto contrario al referendum: non c’è tempo. Ammesso e non concesso che sia vero, l’argomento dovrebbe valere allo stesso modo anche per escludere la possibilità di accettare il legato: il voto è essenziale, il testamento non lascia tempo per votare quindi meglio decidere di soprassedere. Oppure si potrebbe (poteva) far ricorso a forme di consultazione più veloci, come per esempio il sondaggio previsto dall’art. 16 dello statuto e dagli artt. 18 e seguenti del regolamento sugli istituti di partecipazione e consultazione.

https://www.comune.jesi.an.it/normative/Regolamenti-sugli-istituti-di-partecipazione-e-consultazione-dei-cittadini/#II

Altri consiglieri di maggioranza hanno votato contro il referendum perché “è inammissibile”. Ma non sta al singolo consigliere dirlo, c’è un apposito comitato dei garanti, a cui la proposta non approderà proprio perché il referendum è stato respinto. Si tratta peraltro di un quesito diverso da quello su piazza Pergolesi, che in effetti fu giudicato inammissibile perché riguardava un piano urbanistico. In questo caso si sarebbe dovuto votare sul compimento o meno di un atto civilistico, l’accettazione di un legato.

Una volta spostata, la fontana – almeno per un po’ di tempo – rimarrà appoggiata in piazza della Repubblica come un posacenere. Nella delibera non sono infatti contemplate le spese per la riprogettazione ed il rifacimento di piazza. Il Sindaco ha peraltro riferito che il progetto dello studio Sardellini-Marasca (lo stesso di piazza Pergolesi per intenderci), che prevedeva un altro bel gradone anche in pizza della Repubblica, sarebbe inservibile in quanto bocciato dalla sovrintendenza. Non sembra (ma nessuno l’ha chiarito) che potrà essere poggiata al centro della piazza attuale, dove si incrociano le linee create dalle cordonature di marmo che attualmente convergono sul mosaico rappresentante il leone . Ciò in quanto la fontana, per volontà del fu Morosetti, va messa esattamente dov’era e dalle foto sembra che fosse leggermente defilata, verso la chiesa della Morte.

La piazza sarà comunque diversa da quella che aveva visto Morosetti prima di emigrare a Milano, perché dovrà essere intonata con la pavimentazione del nuovo corso (quella di piazza Pergolesi per intenderci) e quindi l’effetto complessivo non sarà comunque il “dov’era com’era”. Ma tant’è.

Proprio le vicende di piazza Pergolesi evidenziano una certa schizofrenia dal punto di vista del progetto politico-urbanistico del centro storico. Nel caso di piazza Pergolesi l’enfasi si concentrò sulla piazza “nuova” e “aperta”, tanto che venne perorato il progetto “innovatore” che prevedeva lo spostamento della statua e cestinato l’impianto liberty esistente, che guarda caso risaliva più o meno alla stessa epoca vagheggiata da Morosetti. Per piazza della Repubblica si sostiene il contrario, e cioè l’opportunità di recuperare l’originale novecentesco e la sua maggiore monumentalità a scapito della fruibilità di una piazza utilizzata fino ad oggi a fini di aggregazione.

La delibera dimentica la riprogettazione e il rifacimento di piazza Federico II. In effetti sul punto alcune spese sono previste, ma sono quelle necessarie a rattoppare la pavimentazione, non c’è traccia di un ripensamento dell’assetto complessivo della piazza una volta prelevato il suo monumento più rappresentativo. Chi vivrà vedrà.

Questo fatto, che le spese di risistemazione delle due piazza non sono state inserite nella delibera, pregiudica ampiamente la possibilità di prestar fede all’importo della somma indicata come avanzo rispetto alle spese necessarie allo spostamento. Ovvero, per stabilire quale sia l’effettivo avanzo che rimarrà disponibile andavano conteggiate tutte le spese di riprogettazione e ripristino delle due piazze, che invece dovranno essere affrontate con fondi diversi e in un secondo momento (presumibilmente da un’altra amministrazione con fondi prelevati dal bilancio e/o a debito).

Serviva forse attestare un avanzo più consistente del reale per rendere più sexy l’intera operazione. Il vero obiettivo dell’amministrazione pare dunque quello di ritagliare dei fondi cash, immediatamente disponibili e spendibili (anche dal punto di vista propagandistico), per attuare nel tempo rimasto da qui alle prossime elezioni una parte di quei progetti che erano nel programma di mandato e che sono rimasti al palo. E naturalmente bisogna scegliere cose veloci da realizzare, per non farsi trovare con le braghe calate al momento buono e cioè in campagna elettorale. In questo senso l’eredità Morosetti arriva come il cacio sui maccheroni.

Si sono lasciati un po’ prender la mano, in verità. Nel senso che a parte i conti falsati dal mancato inserimento di una parte consistente delle spese come evidenziato sopra (quelle per una risistemazione coerente e dignitosa delle due piazze), anche considerando la cifra dello “sbecco” palesemente sovrastimata come indicata dall’amministrazione, e cioè circa 1.200.000 euro, questa non basterà di certo a realizzare quanto dicono. Come facciamo ad essere così sicuri? Beh, il solo PEBA, che è una delle “cose” che hanno detto di voler “fare” costa 2 milioni e mezzo per la messa a norma di strade e marciapiedi e 700mila per le scuole, senza contare l’ascensore del Comune che non veniva espressamente menzionato che invece ora è stato aggiunto al pacchetto di interventi. E’ stata invece inserita tutta un’altra serie di interventi distinti (riapertura San Floriano, riapertura cisterna romana, giardino del Centro Alzheimer ecc.) che realisticamente non troveranno fondi nell’ambito di questo tesoretto di importo molto dubbio e dunque più correttamente dovrebbero essere lasciati fuori dal file Morosetti. Sono però già spesi 5000 euro per l’agenzia di comunicazione e un po’ più di 2000 euro per due consulenze scritte da stimati professionisti che hanno ribadito a pagamento, in maniera piuttosto zelante e fiorita, quella che era la loro convinzione già espressa gratis in precedenza, e cioè che dover spostare la statua in meno di un anno è la cosa migliore che potesse accaderci in questi tempi di pandemia.

Dal punto di vista giuridico, che la disposizione testamentaria sia concretamente eseguibile, una volta adempiuto l’onere nei termini (lo spostamento della fontana) è fuori discussione, il parere dell’esecutore testamentario riferito dal Sindaco non poteva che confermarlo. E’ fuori discussione l’esistenza di questioni di danno erariale, in quanto non si tratta di una rinuncia ma di una accettazione che è un atto politico e discrezionale del Consiglio. E’ fuori discussione la regolarità amministrativa, ribadita da un parere orale del segretario comunale, peraltro arrivato in extremis e non allegato agli atti votati in Consiglio (tanto per essere sicuri che nessuno potesse studiarci su?). Rimane però poco esplorata la distinta questione civilistica circa l’astratta possibilità che la disposizione ereditaria possa essere impugnata da taluno dei soggetti menzionati nel testamento, in quanto contenente una condizione impossibile per via di quel “per sempre”. La clausola si avrebbe semplicemente per non apposta? o dovrebbe essere considerata una mera clausola di stile? Oppure la condizione rimarrebbe valida finché improvvidamente un Consiglio comunale del futuro non decidesse di spostare di nuovo la fontana? Ai sensi dell’art. 626 c.c. se la condizione impossibile ha costituito l’unica ragione determinante della disposizione testamentaria, la disposizione intera è nulla. E’ un dubbio questo che se non fugato ci porta su una china è molto scivolosa.

Dulcis in fundo. C’è nuova statua da spostare. E già, perché per la modica cifra di 20mila euro nel pacchetto Morosetti la giunta ha inserito a sorpresa anche il ripristino di una statua del ‘600 rappresentante la Madonna di Loreta che si trovava in una nicchia sulla facciata del palazzo comunale ed ora è presso la chiesa di San Marco. Premesso che chi scrive è cattolico praticante e moderatamente devoto alla Vergine Lauretana, come una parte significativa dei marchigiani, penso che l’idea per cui gli edifici civili debbano essere ornati da simboli religiosi strida con la fede prima ancora che con la politica. In altre parole, se all’epoca potevano esserci ragioni per non asportare la statua da un palazzo comunale che aveva un aspetto molto diverso dall’attuale, riposizionarla a guardia della piazza pare un gesto ricco di significati che molto vanno al di là del semplice restauro architettonico e che possono risultare anacronistici per tutti quanti abbiano un’idea di laicità che non contempla l’uso politico della religione.

Infine. Non sono due milioni che cadono dall’alto. Il denaro del lascito, se non viene utilizzato per spostare la fontana, non va perso, bruciato, sprecato. Se non lo utilizza il Comune di Jesi, obbligatoriamente per il fine, con le modalità e nei tempi indicati dal testatore (solo l’eventuale avanzo può essere utilizzato liberamente), la somma andrà per altre finalità meritorie, specie in questo periodo. Non se ne avvantaggeranno gli jesini, questo è vero, ma altre persone per loro bisogni fondamentali di salute ed economici.

Ci stiamo imbarcando in un’impresa inutile e probabilmente indifferente quando non anche osteggiata da una parte consistente della cittadinanza per fare la cresta su un lascito che altrimenti andrebbe in beneficenza. Qual è la progettualità a cui risponde questa scelta? Qual è il piano complessivo di questa amministrazione, al di là dello sfruttare le occasioni che vengono ora da un privato, ora da linee di finanziamento pensate altrove, ora dall’emergenza? Al posto dell’amministrazione avremmo rinviato o evitato molte spese discutibili o non urgenti e, al netto degli interventi sulle scuole (se andassero avanti sarebbe anche meglio), avremmo tentato di costruire politiche sociali degne di questo nome e soprattutto calzate sui territori, cercato fondi per progetti per le periferie e per la cultura (per rifare la stazione degli autobus, per spostare il centro ambiente verso la zipa, per liberare il campo boario), avremmo accelerato i lavori del ponte e l’adozione del piano urbano della mobilità nell’ambito di un più ampio ripensamento della forma della città (compreso un nuovo piano per l’ex ospedale e la trasformazione degli attuali spezzoni di ciclabile in vie di scorrimento sicure alternative alla viabilità automobilistica), lavorato alla creazione di una cittadella dello sport integrata e curato la manutenzione degli impianti sportivi senza ricorrere necessariamente al project financing, cercato di attirare giovani e imprese perché quanto prospettato al riguardo in questi ultimi anni si rivelato velleitario, anche a causa di circostanze impreviste. E via così andando.

La progettualità dell’attuale amministrazione appare invece, oggi più che mai, caratterizzata soprattutto da una forte enfasi sulla comunicazione e sul brand e da uno sguardo retrospettivo, una certa ansia di ripristinare lo status quo. Ciò che traspare è la volontà di un recupero (nostalgico?) del passato. Con un’oscillazione evidente tra il medioevo virtuale, lo stato del papa re e i vent’anni nei quali abbiamo vestito in orbace.

Qui trovate la registrazione del (lungo) consiglio comunale. Sono quasi 11 ore, ma le pratiche sono indicizzate, come pure i singoli interventi

https://webtv.comune.jesi.an.it/live76-Consiglio-Comunale.html

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Samuele Animali