La fontana, l’università, le bandiere… e la storia. Il primo Consiglio comunale del 2021

10 febbraio 2021 / By Samuele Animali
Report del Consiglio comunale del 4 Febbraio.

La prima interpellanza (consigliere Giampaoletti) ha evidenziato un potenziale conflitto d’interesse nell’affidamento delle iniziative per le festività natalizie: tanti incarichi vengono aggiudicati agli stessi soggetti e senza gara.

La seconda interpellanza, a firma di Coltorti (Jesi in comune), riguarda l’intenzione dell’amministrazione di liberare molti loculi cimiteriali già affidati in perpetuo e che ora risulterebbero abbandonati. Essendo difficile contattare gli aventi diritto nella persona di eredi, il più delle volte sconosciuti agli uffici, la diffida è stata diramata via social e con cartelli affissi in cimitero. Tuttavia ciò è avvenuto soltanto dopo il mese di novembre, che per evidenti motivi è quello in cui c’è più possibilità di intercettare gli interessati. Il giorno successivo al Consiglio comunale la scadenza è stata prorogata.

La consigliera Cercaci delle liste civiche di maggioranza chiede di tutelare una scritta, recentemente riapparsa a causa di una caduta dell’intonaco. La scritta si trova presso gli uffici dell’anagrafe e riporta una frase di Mussolini. Il vice sindaco Butini, assessore alla cultura e collega di partito della consigliera Cercaci ha dichiarato che cancellarla sarebbe un errore. Escluso che possa avere un qualsiasi valore artistico o decorativo, non sembra nemmeno che quella scritta abbia un valore storico. La storia la fanno gli storici e par di capire che non siamo di fronte a un reperto che abbia un qualche interesse dal punto di vista storiografico. Costituisce più propriamente una “memoria”. Ma una memoria, di che? In altre parole, qual è il fine per cui la vogliamo mantenere visibile a imperitura memoria degli utenti di un servizio pubblico (!) e non ci accontentiamo invece di una fotografia? Rispondiamo a questa domanda prima (per capirci: si tratta semplicemente di ricordare oppure di esecrare?) e daremo un senso alla decisione poi. Nell’interrogazione si afferma che la scritta va salvaguardata perché “prova ormai pressoché unica ed esemplare di testimonianza dell’epoca”. L’amministrazione sembra accogliere questa interpretazione. Se così dev’essere meglio una passata di vernice come suggerito dall’Anpi.

La quarta interrogazione riguarda la pulizia e manutenzione delle aree esterne dell’edificio ex Cuppari (adesso c’è tornata una scuola superiore). L’assessore Renzi ha risposto semplicemente che il Comune provvederà. Aspettiamo fiduciosi.

Quinta e ultima interrogazione sull’area parcheggio che risulterà dalle macerie dell’ex ospedale. L’assessore ha dichiarato che nulla è deciso. In realtà di recente, proprio in Consiglio comunale, è stato prorogato un piano Asur che risale al 2005 e che prevede la costruzione di uffici e negozi. Da diverso tempo JIC (ma anche altri) chiede che il piano venga cambiato. L’assessore ora riconosce che il piano necessita “di un aggiornamento”, ma non spiega né come né quando.

La maggioranza ha presentato una mozione intitolata “Tutelare e valorizzare la ricerca storica in considerazione del prezioso ruolo dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione delle Marche”. In effetti l’Istituto storia Marche (questo il nome attuale) non è stato rifinanziato dalla giunta regionale in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio di previsione. A nostro parere sarebbe stato dunque più opportuno chiedere direttamente un nuovo stanziamento. Ciò che abbiamo trovato scritto in una seconda mozione depositata dal consigliere Binci (PD). Nelle conclusioni della mozione di maggioranza, invece, il Consiglio semplicemente invita l’amministrazione  a ricordare alla Regione “l’importanza dell’istituto regionale”. JIC ha proposto di unire i dispositivi delle due mozioni. La maggioranza ha rifiutato la discussione congiunta e bocciato la successiva risoluzione di minoranza contenente l’invito espresso a rifinanziare l’Istituto.

E’ stata votata all’unanimità una mozione presentata dalla maggioranza che invita l’amministrazione a valutare (sic) una maggiore digitalizzazione delle attività museali.

Tra gli altri atti: la convalida dell’elezione del nuovo consigliere giovane aggiunto Caterina Senesi, mentre esce l’attuale consigliere straniero Kazi Fokhrul, in quanto ha ottenuto la cittadinanza italiana; l’approvazione degli indirizzi per l’aggiornamento del piano per la prevenzione della corruzione e la trasparenza; l’approvazione del regolamento per la pubblicità della situazione patrimoniale di chi riveste le cariche elettive (che sostanzialmente riproduce le norme in materia); l’approvazione dell’accordo con Aset Fano per il controllo degli impianti termici; la reiterazione dell’approvazione dell’acquisto di due immobili in via Acquaticcio (in questo caso c’era un errore nelle precedenti delibere). JIC è piuttosto critico verso questi acquisti, in quanto sarebbe preferibile valorizzare il patrimonio pubblico, contribuendo al recupero urbanistico della città (San Martino per esempio).

Si è discussa ed approvata inoltre la modifica dello Statuto di Interporto Marche spa, che arriva in un momento importante. Sebbene il Sindaco sia ancora piuttosto reticente sul punto, sembra confermato che sta per arrivare nell’area un grosso investimento da parte di Amazon. Al netto delle questioni sull’occupazione e sulla (scadente) qualità del lavoro che caratterizza la multinazionale, quest’opportunità, incentivando la creazione di un grosso polo logistico anche a supporto dell’attività del gigante della distribuzione, potrebbe rappresentare l’ultima spiaggia per un’iniziativa che non è mai decollata veramente, nonostante grandi progetti (tutti sfumati) e grandi investimenti pubblici.

E’ stata approvata la ridefinizione in termini di “canone” di due tributi, la Tosap e l’ex Iciap. L’innovazione formale è prevista per legge e per ora deve essere a impatto zero sulle finanze comunali e, si presume, sulle tasche dei cittadini.

Qualche parola in più meritano le modifiche al regolamento di polizia urbana, la chiusura della fondazione Colocci e la presa d’atto della decisione (negativa) del Comitato dei garanti sul referendum per lo spostamento della fontana.

Le modifiche al regolamento di polizia urbana riguardano essenzialmente 4 punti: il comportamento da tenere dai privati in caso di neve, la condotta dei cani nei luoghi pubblici, l’uso di skateboard ed altri “acceleratori di velocità” e l’esposizione di bandiere. Jesi in comune si è concentrata soprattutto sugli ultimi due argomenti, proponendo due emendamenti.

Piazza Pergolesi (di questo in effetti stiamo parlando) non è soggetta al codice della strada in quanto non è destinata alla circolazione di veicoli. Qualcuno probabilmente si è lamentato col Sindaco o col suo entourage in quanto infastidito dagli skateboard che spesso vi scorrazzano. In effetti si presta, e un vero skate park a Jesi non è mai stato realizzato. Così l’amministrazione ha pensato bene di specificare nel regolamento che lo skating è proibito (in generale) nel caso in cui si rechi disturbo, intralcio o pericolo. Abbiamo proposto di soprassedere a questa modifica in quanto il concetto di mero “disturbo” è troppo soggettivo (e se un bambino che gira in bicicletta e urla mi disturbasse? lo faccio multare?), mentre in caso di intralcio e pericolo le forze dell’ordine hanno già gli strumenti per intervenire. Noi sosteniamo che le norme vigenti bastano per giustificare sanzioni contro i comportamenti veramente molesti. La proposta di emendamento è stata bocciata.

Il regolamento vigente prevede anche la necessità di un’autorizzazione per esporre bandiere o striscioni di qualsiasi tipo. Disposizione evidentemente disapplicata fino ad oggi, con piena soddisfazione di tutta la cittadinanza. La modifica approvata, di cui non si sentiva la mancanza, introduce un’eccezione, per cui non occorre (più) chiedere l’autorizzazione per esporre bandiere in occasione di eventi particolari e per “il tempo strettamente necessario”. Quella che formalmente è un’estensione della libertà (prima nulla, ora in occasione di eventi) di fatto introduce un vincolo. Prima nessuno ti diceva niente, in quanto la norma era evidentemente inutile, ora che c’è una prescrizione precisa è più agevole sanzionare  i trasgressori. Per questo abbiamo proposto un emendamento (bocciato) per far dire semplicemente che le bandiere non sono soggette ad autorizzazione. Tanto se una bandiera o uno striscione dovessero rivelarsi offensivi, o contrari al decoro, all’ordine pubblico, al buon costume o a norme imperative, c’è già la possibilità di farli tirare giù. D’ora in poi invece se vuoi mettere su una bandiera semplicemente perché sei felice, o vuoi lasciare appesa tutto l’anno la bandiera della pace, devi stare ben attento perché un vicino potrebbe chiamare i vigili e farti multare. E il vigile ti multerebbe perché, a differenza di quello che ha sostenuto la maggioranza (“la norma verrà applicata con buon senso”) un pubblico ufficiale non può sottrarsi ad una regola espressa ora in maniera chiara. Sarebbe infatti responsabile di omissione di atti d’ufficio e forse anche di danno erariale per non aver fatto verbale e multa.

Per quanto riguarda la Fondazione Colocci il Consiglio ha autorizzato il rappresentante del Comune a votare lo scioglimento e messa in liquidazione. Tanti gli aspetti da chiarire: come mai la Fondazione ha ancora un debito con l’Università? ci sono paracadute per i dipendenti licenziati ora e ne recente passato? Come valorizzare la struttura e la biblioteca? Che fine fa il fondo di dotazione? Perché è stata accantonata l’ipotesi i fusione con la Fondazione Pergolesi Spontini? Come mai ancora un anno fa si rispondeva ad un’interrogazione di JIC annunciando con toni trionfalistici che la Fondazione sarebbe stata rilanciata e si sarebbe dedicata alla formazione? Solo alcune di queste domande hanno ricevuto risposta (al riguardo conviene vedere la registrazione), mentre su altri punti non c’è nulla di definito, nonostante si tratti di una decisione maturata ormai da molti mesi, come attesta tra l’altro lo stillicidio della riduzione di personale e/o dei suoi orari. Per considerazioni più specifiche potete leggere qui: https://www.jesiincomune.it/cera-una-volta-luniversita-jesi/

L’ultimo punto riguardava l’arcinoto spostamento della fontana e si trattava di prendere atto del parere negativo dei garanti sulla proposta di referendum. “Le sentenze si applicano” è la linea di trincea scavata dalla maggiornaza. E la decisione auspicata dall’amministrazione permette al ora al Sindaco di proseguire più spedito per la sua strada anche se non ha fugato tutti i fantasmi che dovrebbero agitarlo; e se il Comitato farà ricorso? …se continuerà la fronda di un elettorato deluso? ..  e se non riuscissimo a fare tutto per tempo? Tanto che ha messo le mani avanti, cercando di nascondere il bersaglio grosso col dire che pure nel 2012 si era prospettato un “buco” di un milione di euro, per cui bene o male lo spostamento si finanzierà pure se per qualsasi motivo non si riuscisse a incamerare i soldi di Morosetti. Affermazione sorprendente da parte di chi del risparmio ha fatto un mantra (soprattutto quando fa comodo perché altri argomenti non ci stanno…). Ma il punto è un altro. La decisione del Comitato non è un oracolo, e nemmeno una sentenza peraltro. Abbiamo sentito di tutto al riguardo. Persino che le scelte amminsitrative sono “responsabilità” dell’amministrazione e dunque sarebbe antifdemocratico (sic!) lasciarle ai cittadini.

Si doveva prendere atto e basta?  No. In primo luogo persino le sentenze si commentano, figuriamoci una decisione amministrativa. E dunque la decisione non convince perché l’affermazione secondo cui “l’accettazione dell’eredità Morosetti non sarebbe un atto di carattere generale” cozza contro l’evidenza di una decisone che incide sulla città e non sulla posizione di questo o quel soggetto particolare. Non convince nemmno il riferimento al fatto che si tratterebbe di un piano urbanistico, come tale escluso dalla possibilità di celebrare un referendum. Il piano urbanistico viene logicamente e giuridicamente dopo l’atto che si vorrebbe impugnare. L’accettazione non è finalizzata a scelte urbanistiche che mai prima d’ora erano state esplicitate e non erano contenute nel piano di mandato, ma ad incamerare lo sbecco su una donazione generosa che altrimenti finirebbe in beneficenza.

Non era sbagliato il “ricorso”, non sono sbagliate le regole, o almeno non è questo il problema. Perché, se così fosse, il pallino della scelta politica rimane comunque saldamente in mano al Sindaco, che potrebbe dare lo stop in ogni momento. Ma non lo farà. Se non altro per tigna. Dopo che è stato tirato per la giacchetta in tutti i modi, ora non gli resta altro che segnare questo goal a cui tanto anela. Ma non è una partita di calcio. L’approccio agonistico non è appropriato in questi casi. Si vince e si perde tutti assieme, con la città e non contro qualcuno.

Qui li straming della seduta, indicizzato con l’ordine del giorno: https://webtv.comune.jesi.an.it/live90-Consiglio-Comunale.html

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Samuele Animali