La memoria e il suo uso

06 febbraio 2020 / By Samuele Animali
Due targhe “gemelle” ora commemorano la giornate del ricordo e la giornata della memoria nell’atrio del Comune di Jesi

Vorrei sottoporre all’attenzione un commento che per la natura del mezzo, l’ignoranza di chi scrive e la volontà di non abusare della pazienza di chi legge è necessariamente sommario. Lo faccio ora che sono concluse le commemorazioni per la giornata della memoria e non sono ancora iniziate quelle per la giornata del ricordo perché vorrei stimolare una riflessione e non una polemica, che visto il tema sarebbe inopportuna.

Nei giorni scorsi con un’unica cerimonia sono state poste, una accanto all’altra, stesso formato e stessa collocazione, due nuove targhe nell’atrio del Comune di Jesi. Il fatto che rimarranno lì accostate per molti anni a mio credere segna insieme un grave errore di prospettiva storica e una pretesa politica deprecabile.

Uno dei due eventi storici, Auschwiz, si colloca nell’ambito di un genocidio perpetrato a motivo di una dottrina politica che è probabilmente la più odiosa che l’uomo abbia mai partorito, in ragione della dimensione storica che ha assunto e delle conseguenze che ha avuto.  L’altro evento, gli eccidi compiuti nelle foibe istriane, viene isolato dal contesto storico, meno conosciuto, che ricomprende le vicende culminate nell’occupazione italiana della “provincia di Lubiana” e del “governatorato della Dalmazia” tra il 41 e il 43. Questa occupazione fu caratterizzata da un’efferata repressione della resistenza locale e dall’ampio uso dei campi di concentramento e delle deportazioni in nome di un tentativo di nazionalizzazione forzata.

Se superiamo questa rimozione l’evento storico assume una veste non meno terribile, ma più significativa per la lettura di noi contemporanei. Che invece in questo modo risulta svuotata tanto dall’assenza di prospettiva, tanto dall’accostamento indebito che porta a percepire i due fenomeni come “semplicemente” causati dalla cattiveria in sé dell’uomo e di certe dottrine politiche.

Dal punto di vista politico i due eventi sono incommensurabili. Non tanto per la sproporzione tra i fatti che sovrastano, perché anche la morte violenta di un solo uomo è tragedia. Quanto per la pretesa di metterli su un piano simile da un punto di vista simbolico, che di per sé è offensiva, proprio per questa incommensurabilità di ogni crimine. Solo la legittima difesa e lo stato di necessità, provano, giuridicamente e come forma di male minore, a individuare questo bilanciamento. A mio credere anche solo rappresentarlo visivamente risulta oltreggioso e pericoloso, perché l’operazione si presta ad essere ricondotta ad una forma di livellamento che svuota del suo significato specifico il singolo evento.

Per chiudere con un riferimento al nostro piccolo orticello politico, questa è anche l’obiezione principale che abbiamo ripetutamente formulato in occasione dell’approvazione del nuovo statuto comunale, il cui testo è caratterizzato dall’ennesimo tentativo (riuscito solo in parte) di mettere in secondo piano la memoria dell’esperienza storica su cui si è fondata concretamente la rinascita della nostra comunità nazionale e cittadina, la lotta antifascista, in nome della sacrosanta condanna di “tutti i totalitarismi”. Che è altra cosa.

S.A.

P.S. Viene da pensare che a questo punto sarebbe meglio davvero trasformare il giorno della memoria in giorno delle memorie, come suggerisce Moni Ovadia qui  https://volerelaluna.it/societa/2020/01/27/27-gennaio-memoria-o-celebrazione/

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Samuele Animali

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