Ponti, musei e concretezza. Il secondo Consiglio di Novembre.

31 dicembre 2019 / By Samuele Animali
Report del Consiglio comunale del 26/11/2019

La prima interrogazione proposta da Jesi in comune – laboratorio sinistra riguardava le prospettive della Fondazioni Colocci. Si era detto in passato che sarebbero partite delle iniziative “alternative” ai corsi universitari, ma per il momento anche l’unico corso programmato non è stato mai avviato per carenza di iscritti. Nel frattempo è stato ulteriormente ridotto il personale e buona parte dell’edificio è stato affittato alla Provincia di ancona per esigenze scolastiche. Il Sindaco non ha il coraggio di dirlo, perché non vuole essere ricordato come quello che ha chiuso l’università, ma se non c’è la capacità e la volontà di rivitalizzare il tutto è ora scossa di tornare a pensare ad una fusione tra Fondazione Colocci e Fondazione Pergolesi- Spontini, quantomeno per integrare le politiche culturali.

La seconda interrogazione presentata da Jesi in comune ha per oggetto i murales di piazza Salvator Allende, per capire a chi spetta la manutenzione prima di rischiare di perdere un’importante testimonianza di valore culturale e sociale che caratterizza uno dei “nuovi” quartieri di Jesi. Considerato che i problemi tecnico-giuridici sono superabili (basta un accordo col condominio), non è ancora chiaro se l’amministrazione intenda farsi carico o meno, in tutto o in parte,  di un possibile intervento di messa in sicurezza e restauro.

E’ stata respinta una mozione volta a cambiare i criteri di selezioni dei nominativi degli scrutatori presso i seggi elettorali. Si tratta di un incarico attraverso cui i singoli cittadini possono, se vogliono, svolgere una funzione che ha una grande rilevanza pubblica, quella di garantire la regolarità dello svolgimento delle consultazioni elettorali;  per cui sembra opportuno lasciare l’attuale estrazione a sorte, piuttosto che considerare l’incarico semplicemente come una forma di “integrazione del reddito” per persone non altrimenti occupate. Tanto più che le indennità corrisposte agli scrutatori sono poco significative dal punto di vista strettamente economico.

E’ stata proposta e votata all’unanimità, con la sola astensione della Lega, una mozione per concedere la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Anche in questo caso, tuttavia, la maggioranza ha perso un’occasione per prendere una posizione non ideologica ed ha scelto di strumentalizzare pure questa pratica così delicata da un punto di vista politico. In un primo momento, infatti, ha respinto la proposta di J*ic di integrare le premesse della mozione, facendo riferimento anche alle recenti vicende per cui la senatrice Segre è stata messa sotto scorta. In questo senso dunque aveva ragione il consigliere della Lega (che per questo si è astenuto) il quale ha  proposta di concedere l’onorificenza a tutti i sopravvissuti italiani ancora in vita.

Il motivo di questa ambiguità, che la maggioranza non vuole superare, per tutelare propri equilibri interni, è che in questo particolare momento storico la destra politica ha preso una posizione poco netta nei confronti dei vergognosi insulti di cui la senatrice è diventata bersaglio e dei rigurgiti fascisti di cui questi episodi sono espressione. Invece la maggioranza ha preso a scusa la mozione, ancora una volta strumentalmente, per formalizzare nella pratica un riferimento alla “bontà” del nuovo Statuto comunale. Quando in realtà proprio la modifica dello statuto ha annacquato la forza e la chiarezza con cui lo Statuto comunale proclamava i valori della resistenza e dell’antifascismo. Mezzucci, soprattutto se paragonati col valore morale della scelta di onorare la senatrice Segre. Per questo J*ic-#Ls ha votato a favore, nonostante l’indisponente strumentalità con la quale i partiti di maggioranza hanno voluto imporre la propria impronta anche su una pratica di questo tipo.

Discussione animata e intensa sulla mozione presentata da Forza Italia per istituire un “tavolo speciale” per la realizzazione del nuovo ponte San Carlo. Anche qui abbiamo votato a favore, ma la cosa sconvolgente è che a distanza di mesi dalla scoperta della necessità di ricostruire il ponte stiamo ancora a parlare dei preliminari. E cioè della necessità di un dialogo con gli enti dai quali, giustamente, si vorrebbe ottenere un contributo per la realizzazione di un’opera che è di interesse esclusivamente cittadino soltanto da un punto di vista giuridico formale (perché collega due quartieri della città), mentre in realtà ha una rilevanza più ampia nella rete stradale provinciale. Ancora più sconcerto ha destato la reazione del Sindaco e dei suoi accoliti alla notizia, anticipata dal PD, che la Regione ha espresso una precisa disponibilità a contribuire.

In effetti l’amministrazione è caduta dalle nuvole. Pare che, lungi dall’aver intavolato una trattativa con gli enti che dovrebbero interessarsi, sia stata per tutti questi mesi ad aspettare la classica “manna dal cielo”. La pochezza politica espressa da questa amministrazione fa il paio con l’incomprensibilità di alcune scelte, in primis quella di procedere subito all’accensione di un mutuo milionario per i lavori di Corso Matteotti anziché cercare di accantonare risorse per l’opera che in questo momento appare più urgente, e cioè la demolizione e ricostruzione del ponte. In alte parole è chiaro che ci dovrà essere un sostanzioso contributo esterno, ma è sconcertante come il Comune non abbia pensato di fare la sua parte, quantomeno esercitando attivamente tutte le forme possibili di pressione e influenza politica. Tra l’altro la progettazione è stata già finanziata non dal Comune ma dal Ministero. Tutto avremmo pensato fuorché la necessità di proporre, soltanto ora, l’idea costituzione di un tavolo di lavoro, che pensavamo già avviato mesi fa visti i tanti interventi sulla necessità di ricostruire il ponte che scopriamo essere stati, per il momento, più che altro chiacchere.

Si è resa necessaria una nuova modifica allo Statuto della Fondazione Pergolesi Spontini (ed è la terza volta nel giro di pochi mesi). In particolare è stato definitivamente chiarito che, alla chiusura della Fondazione, i beni non possono tornare al Comune. Pare strano che nessuno se ne fosse accorto. Fatto sta che questo patrimonio va sin d’ora considerato “a perdere” per la città. Non parliamo naturalmente del teatro, che è di proprietà del Comune, ma di una parte di ciò che c’è dentro, comprese le scenografie, gli allestimenti, i costumi, la mobilia.

E’ stato respinto un ordine del giorno presentato da Jesi in comune  laboratorio sinistra nel quale si chiedeva di attuare pienamente gli indirizzi recentemente emersi da alcune sentenze in merito alla iscrizione anagrafica dei richiedenti il riconoscimento di protezione internazionale, mentre è stata approvata (anche col voto di Jesi in comune) una risoluzione del tuto simile ma presentata dalla maggioranza durante il Consiglio comunale.

E’ ancora aperta la partita giudiziaria per quanto riguarda il nuovo distributore di carburante da realizzare nei pressi del Centro commerciale arcobaleno. La ditta Scavi e Condotte di Apiro, interessata a realizzare l’opera, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione in opposizione alla sentenza del Consiglio di Stato, che ha dato ragione al Comune.

Nella variazione del bilancio di previsione da segnalare la concessione di fondi per le iniziative di Natale (25 mila euro dalla camera di commercio per una spesa totale che assomma a quasi 70mila euro), l’emissione di avvisi di accertamento Tasi e  Imu per ben cinque annualità tutte in una volta, le operazioni di chiusura di progetto Jesi che restituisce il patrimonio che non è riuscita a vendere per un controvalore di quasi sette milioni di euro (esclusa villa Borgognoni che era già stata retrocessa in precedenza per permettere di trasferirvi l’ASP), una causa che contemporaneamente ad altri comuni italiani ha portato al riconoscimento anche al Comune di Jesi  di rimborsi erariali non riconosciuti in precedenza e infine l’operazione Stupor mundi di cui parliamo sotto.

E infatti il comune pensa di assicurare la somma complessiva di 450.000 euro a fondo perduto , oltre ai 36mila euro per cui si è già impegnato per l’affitto dei locali, ad una impresa che andrà a costituirsi ex novo per la gestione della struttura recentemente “donata” al comune. Come avevamo già previsto, più che di dono si è trattato di un pacco visto che le spese di gestione che la collettività dovrà accollarsi ingessano ancor più le scelte culturali e turistiche dell’amministrazione sul filone della città regia (nemmeno federiciana….) . Ma ciò che più sconcerta è l’assenza di un qualsiasi progetto di gestione a medio termine, associata all’assenza di previsione di qualsiasi forma di rendicontazione in funzione appunto di un’utilità e di un progetto pubblico (che non c’è) e soprattutto alla circostanza che il contributo verrà erogato per intero nei primi 3 anni a fronte di un appalto di otto anni. E poi? L’intento fin troppo chiaro è di assicurare che non ci sarà chiusura del Museo prima delle prossime elezioni, poi chi vivrà vedrà. Se le cose andranno bene (e così dovrebbe essere finché ci sarà una ricca dote a disposizione a spese dei cittadini) il merito sarà di questa amministrazione, se ci saranno problemi di gestione a partire dal quarto anno – come allo stato è paventabile anche in ragione della necessità di aggiornare la struttura e in particolare la sua dotazione tecnologica col tempo che passa – sarà affare del prossimo Sindaco, che eventualmente deciderà se ripensare il tutto o rifinanziare. Un investimento milionario con soldi (d’ora in poi) pubblici e con un ritorno assolutamente discutibile o quantomeno del tutto aleatorio in termini turistici e culturali.

 

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Samuele Animali

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