Stupor Mundi, più un pacco che un regalo

16 settembre 2019 / By Jesi In Comune

La città di Jesi si accolla il fallimento gestionale del Museo Stupor Mundi. Dopo due soli anni dalla sua apertura e a fronte di un impegno che garantiva circa 9 anni di gestione, ecco la situazione: la maggioranza vota per il passaggio della proprietà del Museo al comune fino a fine anno con una gestione temporanea che poi diventerà definitiva.
Tanti i punti che non convincono: la valutazione del Museo avrebbe dovuto essere fatta da esterni e invece è stata fatta dalla proprietà stessa del Museo che parla di due milioni di euro. Solo nel 2018 il Museo ha registrato un rosso nel bilancio di circa 110mila euro. Temiamo che la discussione sul suo passaggio si sia resa così urgente perché altrimenti avremmo dovuto fare i conti anche con il deficit del 2019 che, si presume, sia addirittura superiore. Sarebbe stato più logico parlarne con il bilancio dell’anno nuovo e soprattutto, sarebbe più logico avere un programma, un progetto su cosa fare con il Museo e poi dire che la collettività se lo accolla.
La volontà di cederlo alla città dall’ing. Pieralisi era stata manifestata sin da subito, perché allora si è arrivati a questo punto disorganizzati? Tra l’altro questa struttura è ad invecchiamento precoce: la caratteristica della multimedialità richiede aggiornamenti ed investimenti continui. Aspetto che probabilmente non è stato considerato nella valutazione. Va fatta una riflessione anche dal punto di vista culturale: chiediamoci quanto la città voglia il Museo o se invece preferisca un cinema, l’Università, il completamento dei lavori al Teatro Moriconi. La cultura non è turismo, come invece si ostina a credere questa maggioranza, altrimenti il nostro margine sono i croceristi che trascorrono due ore in città e di certo non hanno il tempo di vedere i musei cittadini. Non stiamo mettendo in dubbio l’importanza della figura di Federico II o di avere un museo nell’omonima piazza, stiamo evidenziando che in questa città manca una politica culturale. La dimostrazione sta nell’accollarsi il Museo senza aver pensato al futuro.

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