Sulle cosiddette “baby gang”

06 gennaio 2017 / By Jesi In Comune

Sulle cosiddette “baby gang”

I recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti alcuni giovanissimi, e che hanno indotto i giornalisti a titoli del tipo “Jesi in balia delle baby gang” rischia di passare come una questione di ordine pubblico o di piccola criminalità. “Jesi in Comune” non ci sta a tali incongrue (e pericolose) etichettature, e neppure ad evidenti abbagli circa il reale stato delle cose.

Oggi nella nostra città non ci sono baby gang. E se i giornalisti parlassero con chi quotidianamente (per mestiere) sta con i ragazzi, o rispolverassero un minimo di giornalismo d’inchiesta, muovendosi in città nei luoghi dell’aggregazione giovanile, se ne renderebbero conto da soli.

Il primo punto che vogliamo sottolineare è proprio questo: dare alle parole il loro giusto significato. Perché parlare di baby-gang (come quelle che ad esempio a Napoli impongono il “pizzo di strada” pistole alla mano), significa in primo luogo dare del fenomeno una lettura sbagliata (creando peraltro un allarmismo sociale del tutto controproducente), e secondariamente di definire immagini (ed immaginari) nei quali paradossalmente proprio tali ragazzi potrebbero finire con l’identificarsi.

Dopodiché si tratta di analizzare la questione nei giusti termini. Che sono sia di natura educativa che sociale.

Educativa perché è evidente che se ragazzi di 14 anni si sentono in diritto di compiere determinate “gesta”, vuol dire che non sono stati ben educati. Dunque c’è una responsabilità delle famiglie, dei genitori. Non si può parlare di “gesta criminali” di un 14enne senza tirare in ballo chi di quel 14enne è responsabile. E su questo va fatta chiarezza: è necessario richiamare tutti gli adulti (ma i genitori in primis) ai doveri impliciti nei rispettivi ruoli. E in tal senso, anche la politica se ne deve occupare.

Ora, mentre da parte della altre forze politiche locali vi è un assordante silenzio al riguardo (che ci induce a pensare anche a un certo disinteresse), “Jesi in Comune” ritiene che la questione educativa sia una priorità, se si vogliono dei cittadini “adulti e responsabili”.

Non a caso, “Jesi in Comune” ha tra i suoi punti programmatici quello di fare del Comune il primo attore della comunità educante. E con iniziative concrete, come l’istituzione di una “Casa dell’Educazione”, intesa sia come luogo di confronto per genitori, insegnanti, educatori a vario titolo, associazioni di profilo educativo (ivi comprese le società sportive). Sia come luogo di coordinamento ed organizzazione di iniziative con valenza educativa, fondate su una stabile collaborazione con le istituzioni a ciò preposte (a cominciare dalle scuole).

mentre da parte della altre forze politiche locali vi è un assordante silenzio al riguardo, “Jesi in Comune” ritiene che la questione educativa sia una priorità, se si vogliono dei cittadini “adulti e responsabili”

Il comitato ``Jesi in Comune``

Vi è poi il versante sociale del fenomeno. Viviamo in un mondo in cui termini come disgregazione sociale, atomizzazione degli individui, perdita di senso di appartenenza e – non ultimo – divaricazione della forbice tra ricchi e poveri, sono termini ormai di uso quotidiano. Anzi, ormai passati in giudicato, come se si trattasse di una realtà non più modificabile. E all’interno di tale dimensione, qualsiasi attività proposta ai giovanissimi è mercificata (comprese quelle del divertimento, del tempo libero). Basta guardarsi attorno: qualsiasi attività chiama in causa un costo: tutto è diventato a pagamento. Specie ciò che ha a che fare con le moderne tecnologie, con gli smart phone, i videogiochi, e così via. E c’è un martellamento quotidiano sui ragazzi – da parte della pubblicità – per li indurli a consumare. Consumare molto e in fretta. Senza pensare.

Internet da loro milioni di informazioni, ma chi fornisce loro gli strumenti per interpretarle? Chi si occupa dell’importanza di farli crescere con un senso critico (anzi, di più: di suggerire loro dei possibili “sensi della vita”, rispetto al vuoto pneumatico in cui si muovono)?

Chi si sforza di educarli, sia da un punto di vista sociale e civico, che sentimentale?

Date queste premesse, non c’è da stupirsi se sul totale giovanissimi, ce n’è una quota che – pur di soddisfare il desiderio o l’impulso del momento – compie anche atti illeciti. E sono, di solito, quelli che hanno minori opportunità (in termini di educazione, di socializzazione, di benessere, e così via). Dunque più facilmente etichettabili come “mele marce”.

Ovviamente questa non è una giustificazione, ma soltanto il corretto punto di partenza da cui muovere per provare ad affrontare un problema che indubbiamente c’è, e che col passar del tempo – se lo si continua a trascurare o a trattarlo come semplice espressione di “delinquenza minorile” – tenderà a crescere e ad aggravarsi.

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Jesi in comune è un comitato che nasce dalla volontà di proporre un’alternativa per il governo della città. #NessunoEscluso