Un grazie sincero (e non retorico)

28 maggio 2020 / By Samuele Animali
Alla fase di emergenza è subentrata una fase di attenzione. E’ il momento di curare il sistema della salute pubblica

Vorremmo rivolgere un grazie sincero a tutte le operatrici e gli operatori della sanità. Tutti, dai primari agli addetti alle sanificazioni e alle pulizie, da chi si occupa dei servizi alle infermiere ed infermieri, agli oss…. Senza esclusioni.
Un ringraziamento solo in parte legato a queste durissime settimane di emergenza sanitaria, settimane che hanno messo duramente alla prova la resistenza fisica, morale, emotiva e sociale di tutto il personale ospedaliero, in particolare nelle aree più colpite dal virus Covid.

Non basta far riferimento all’attualità, perché non si può dimenticare che negli ultimi anni si è disinvestito nel servizio sanitario pubblico e universale. Occorre invertire la tenenza innescata con la riforma sanitaria del 1992, che ha privilegiato gli attori della sanità privata; i quali, anche durante questa emergenza, si sono spesso rivelati inadempienti.

Questa distinzione tra un prima, un durante e un dopo evita che ci si possa lavare la coscienza a buon mercato sulla pelle e sulla dignità degli operatori del settore sanitario, e pubblico in genere. Vedi per esempio il caso della Regione Lombardia, governata da una classe politica (di destra) che ha banchettato sulla pelle delle persone. Sappiamo peraltro che quello lombardo è solo uno degli esempi.
Tanti e ovunque sono stati negli ultimi anni i tagli operati al settore, le chiusure dei presidi territoriali che ora tutti invocano e i diritti di interi comparti lavorativi ridotti in fumo ed esternalizzati.

La Lombardia non è stata citata a caso, poiché la nostra regione vi condivide la triste questione dell’ospedale Covid: prima si sono affidate al medesimo personaggio e a più riprese hanno cambiato le carte in tavola circa le finalità della struttura; ora con una spesa sproporzionata che poteva essere destinata al potenziamento delle strutture permanenti, si troveranno a gestire, ad emergenza speriamo presto finita, una situazione per nulla chiara e affatto trasparente, evidenziata dallo stesso personale che rischia di essere precettato. Se in questo modo si concretizzeranno i tanti ringraziamenti rivolti al personale sanitario, forse sarebbe meglio per loro essere lasciati in pace.

In queste settimane abbiamo tutti visto e letto dichiarazioni e commenti di operatori sanitari, anzi più spesso operatrici, che ci hanno riempito il cuore di orgoglio e solidarietà: persone distrutte e sfinite che hanno messo a rischio la propria salute per gli altri, che hanno visto scene strazianti, gestito situazioni emotivamente e professionalmente molto complesse e che spesso hanno pure dovuto rinunciare a tornare nelle proprie abitazioni e separarsi dai propri familiari per non far correre loro rischi. Lo hanno fatto tutti con enorme senso del dovere, grande umanità e spirito di servizio messo a disposizione della società, cioè di tutti noi. E hanno sempre dichiarato “non ringraziateci, facciamo la nostra parte come la stanno facendo tutti”, offrendoci una lezione di come si faccia parte di una società civile ed evoluta.

Vogliamo comunque continuare a ringraziarli tutti. Ieri hanno lottato contro turni massacranti, personale ridotto, tagli e chiusure di presidi sanitari territoriali che ora tutti stanno riscoprendo come necessari. Oggi perché, nonostante tutto, hanno raddoppiato i propri sforzi per gestire una situazione complessa, pesante e rischiosa. E vorremmo poterli ringraziare anche domani quando, chissà, dopo che tutti ci siamo accorti della loro importanza basilare, forse faremo in modo di agevolare il loro lavoro assumendo il personale necessario, fornendo condizioni e luoghi di lavoro consoni e attrezzati e, in poche parole, investendo nella sanità pubblica e più in generale nel settore pubblico.

Già in alcune strutture tornate alla cosiddetta normalità si ricominciano a sentire i soliti problemi e le consuete difficoltà: mancanza di personale, turni prolungati, contratti inadeguati. A pacche sulle spalle, elogi sperticati, encomi di eroismo legati a una fuorviante retorica di guerra, fiaccolate e lumini accesi e quant’altro, chi si occupa della salute pubblica dovrebbe far seguire azioni concrete, incisive e non occasionali.

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Samuele Animali

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