Una proposta differente

10 Agosto 2019 / By Samuele Animali
La questione del verde pubblico a Jesi come spunto per qualche osservazione di carattere più generale sul governo della città

La maggoranza si “vanta” del fatto che la spesa storica per il verde è aumentata (a verbale in Consiglio comunale).  Un’affermazione di questo genere è un ottimo spunto per qualche osservazione.

Anzitutto prima di Bacci c’era già Bacci, quindi se mai il problema è che la spesa prima era stata tagliata o non era stata ripristinata. In realtà si tratta della solita giustificazione buona per tutte le stagioni e per tutte le situazioni e dunque anche solo per questo motivo falsa e fuorviante: “di più non si poteva fare”.

In secondo luogo c’è poco da vantarsi. Se la spesa aumenta e il risultato lascia assolutamente a desiderare – perché la manutenzione è poca e fatta male, perché vengono abbattute alberature importanti senza ripiantumazioni o quando va bene piantando alberelli ecc. – c’è evidentemente qualcosa che non va nel governo della questione.

Il problema però potrebbe essere da scavare più in profondità, riconducibile alla disarticolazione dell’apparato che impatta sulla manutenzione ordinaria, che non si fa più oppure non si fa più regolarmente. Questo porta a spendere di più per interventi di natura straordinaria e occasionale. Una parte delle attività di manutenzione cui si fa riferimento era probabilmente dentro quel bilancio che ora ci si vanta di aver “asciugato”.

Da questo punto di vista sono due gli errori di fondo di Bacci, che non ci è ancora riuscito di smascherare agli occhi della cittadinanza. Errori se vogliamo considerarlo in buona fede, altrimenti si tratta di mistificazioni.

Arrivato al potere come uno che doveva “rimettere a posto” i dipendenti pubblici, nel tempo ha inevitabilmente dovuto rovesciare questo assunto ed ora ad ogni pié sospinto si ritrova a dover lodare la collaborazione “degli uffici”, perché se può vantarsi di qualcosa deve ringraziare l’apparato che “macina” senza mettersi di traverso (come è successo talvolta in passato) ed esprime competenze valide. Ciò anche per l’obiettiva inconsistenza in quanto a capacità progettuale che caratterizza questa maggioranza, la cui punta di diamante quanto a visione è senz’altro rappresentata dalla città regia, e questo dice tutto. Il resto, fatta eccezione per le manifestazioni sportive (e il perché lo conosciamo), è quasi sempre una risposta alle più varie emergenze, spesso diventate tali per non essere state previste per tempo (ponte, scuole, casa di riposo…). Oppure il tentativo di procedere in una direzione più o meno ben definita senza un vero sguardo d’insieme, una visione di medio periodo, risorse sicure, un cronoprogramma adeguato  che poi venga effettivamente rispettato (ciclabili, varianti di varia natura, piazze…).

Non è cambiato però l’orientamento di fondo secondo cui la spesa pubblica è strutturalmente parassitaria, argomento usato ad ogni piè sospinto per ribattere indifferentemente e senza entrare nel merito le più diverse proposte formulate dalle opposiziooni e per coltivare l’immagine di un uomo forte al comando e orientato al “fare”. Questo nonostante l’obiettiva inconsistenza del suo agire propriamente politico che, fatta eccezione per alcune vicende che però presentano molti passaggi grigi (da ultimo il biodigestore), ha un orientamento essenzialmente responsivo: si presenta un problema, cerco di risolverlo. Questa non è politica, ma è la filosofia del buon amministratore di condominio, e forse neanche quello.

Qui si potrebbero anche fare delle considerazioni sul reale orientamento politico di Bacci e sull’equivoco di certa parte della sinistra che in passato lo ha comprensibilemnte sostenuto (ma molti si stanno ricredendo perché alcune ambiguità e timidezze di partenza col tempo di sono sciolte). Oppure,  peggio, pensa di poterlo sostenere più o meno scopertamente anche in futuro senza snaturare la sua ragion d’essere. Ma lasciamo perdere.

Questo orientamento lo vediamo certamente e soprattutto nel modo in cui ha giustificato una complessiva politica di liquidazione o di ripensamento di una serie di esperienze e progetti che, in maniera più o meno efficace e diretta, erano state pensate come strumenti di politiche pubbliche (mensa, asili, università, arcafelice, partecipazione in banca etica, ostello, cinema all’aperto, piscina, asp, centro ambiente e potremmo andare avanti per molto assai). Non discutiamo del merito delle singole dismissioni, ma del modo in cui sono state attuate e delle giustificazioni addotte che hanno sempre ignorato le politiche  sottostanti e la possibilità di coltivare le medesime politiche con altri mezzi o meglio ancora di sistamare la gestione delle esperienze già in piedi senza buttare il bambino con l’acqua sporca.

Non calcola, o fa finta di non considerare – e tornamo così alla questione del verde come spia di una scelta più generale – che se opera correttamente una funzione che si occupa della manutenzione ordinaria  e quotidiana (personale interno o esterno la differenza in fin dei conti non è enorme) ciò può rappresentare non solo un risparmio, ma anche un modo per prevenire interventi più radicali che finiscono per rendere inevitabile la progressiva rinuncia a parte del verde pubblico. Per non parlare della scelta di creare nuovi spazi pubblici sprovvisti di alberature, anche là dove le alberature c’erano e caratterizzavano il profilo urbano, come nel caso di Piazza Pergolesi, ma penso anche a via Granita nel tratto che porta all’ex Mattatoio, dove è scomparso quasi del tutto il viale alberato.

Il secondo punto è collegato al primo. Assimilare efficacia ed efficienza. Non parliamo di un episodio, questa confusione l’abbbiamo ritrovata persino nella riforma dello Statuto. Ciò che vale per un’azienda, dove può essere comprensibile (per quanto non scontato) concentrarsi sull’efficienza, non vale per una pubblica amministrazione, dove l’efficienza è assolutamente strumentale rispetto all’efficacia e i costi si giustificano in base alle priorità assunte politicamente e non in base alla scelta sempre e comunque delle soluzioni economicamente più vantaggiose. Non è nemmeno a dire che si tratta di un discorso da ragionieri. Un ragioniere sa meglio di chiunque altro che la politica comincia esattamente là dove finisce la contabilità e che non vanno mai confusi i vincoli con gli obiettivi (o detto altrimenti, non ha senso darsi l’obiettivo di rispettare i vincoli, come spesso ha ripetuto il Sindaco). Questo significa, detto rozzamente, che se cade un ramo sopra una macchina la soluzione insieme più efficiente ed efficace è quella di eliminare gli alberi dai viali e non ripiantarli. Se sei un ragioniere puoi proporlo, ma se sei un Sindaco valuti le conseguenze di questa scelta e non puoi farlo usando soltanto la brutale razionalità dei numeri. Che usata in questo modo è, per l’appunto, una mistificazione.

E infine in materia di verde che fare? A parte quanto già detto sopra si potrebbe cominciare con l’applicare una legge dello Stato, la Legge 10/2013. Per ora la risposta è stata evasiva. Al contrario il silenzio è stata molto chiaro per esempio in occasione dei lavori comunali per il parcheggio in via Mugnai, quando  a fronte dell’ennesimo scempio l’intervento dei Carabinieri forestali sul cantiere comunale è stato sollecitato dai residenti.

https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/normativa/legge_14_01_2013_10.pdf

https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/comitato%20verde%20pubblico/lineeguida_finale_25_maggio_17.pdf

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Samuele Animali